Palazzi, Pulvirenti e l’Avellino: c’è qualcosa che non va

Palazzi, Pulvirenti e l’Avellino: c’è qualcosa che non va

C’è clima di perplessità in casa Avellino. Soprattutto alla luce dell’ultimo interrogatorio davanti a Palazzi del presidente del Catania Pulvirenti che, anche ai giornalisti, aveva confermato che contro l’Avellino, non c’era stato nessun tentativo di alterazione della sfida o di combine accertata. I casi sono due:

1) Palazzi ha preso un abbaglio

2) Qualcuno ha avvicinato veramente qualche calciatore

Le intercettazioni parlano di un Pulvirenti che chiama Lotito più volte prima della sfida chiedendo aiuto e, il presidente della Lazio, nonchè consigliere federale, consiglia una “maga” per il malocchio. In un altro passaggio, dopo la sfida, Pulvirenti parla del “treno numero 3 e sorridendo, al telefono, conferma che poi non ha nemmeno giocato”. Il riferimento potrebbe essere alla numerazione di maglia che corrispondente a Zito (che effettivamente quella sfida la giocò solo nella ripresa ma a risultato già acquisito).

Nel pomeriggio tutti sono rimasti di stucco quando, nel dispositivo di deferimento a carico del Catania, Palazzi ci ha infilato anche l’Avellino. E per capire, riproponiamo e commentiamo uno stralcio del procuratore federale.

Deferimento per “PULVIRENTI Antonino, DI LUZIO Piero, COSENTINO Pablo Gustavo, ARBOTTI Fernando Antonio della violazione dell’art. 7, commi 1 e 5, del CGS, per avere – all’epoca dei fatti ciascuno nella qualità e nei ruoli indicati al primo capo di incolpazione, in concorso tra loro e con altri soggetti non tesserati, tra i quali il M. F. e con altri soggetti allo stato non identificati o in corso di compiuto accertamento o nei cui confronti sono in corso ulteriori indagini penali- posto in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento della gara del campionato di serie B CATANIA-AVELLINO disputata il 29 marzo 2015 e terminata con il risultato di 1-0, offrendo o promettendo denaro o altra utilità o vantaggio ovvero compiendo altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo e comunque contattando a tale fine calciatori dell’AVELLINO allo stato non identificati o in corso di compiuto accertamento o nei cui confronti sono in corso ulteriori indagini penali, con la conseguente accettazione o accoglimento della promessa da parte di questi ultimi e, comunque, con la partecipazione degli stessi all’attività finalizzata allo scopo di seguito descritto, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente il corretto e leale svolgimento della competizione sportiva, favorendo la vittoria della squadra del Catania ai danni di quella dell’Avellino”. 

Allora. Palazzi dà per scontato che è stato contattato uno o più calciatori dell’Avellino a cui sono stati offerti o promessi danari per favorire la vittoria del Catania. Quando parla di calciatori dell’Avellino precisa “allo stato non identificati o in corso di accertamento o nei cui confronti sono in corso ulteriori indagini penali”.

Il che significa che Palazzi non ha nelle mani tutto l’incartamento della Procura perchè le indagini a Catania sono ancora in corso. Ma se, nel corso delle conferenze stampa da parte del procuratore di Catania e del Questore si parlava di “gara non accertata”, Palazzi si spinge oltre e nel deferimento conferma che per lui quella gara è stata combinata o in qualche modo alterata per il contatto tra il Catania e uno o più calciatori dell’Avellino.

Qualche perplessità c’è da parte dell’Avellino che per ora non è coinvolta nel processo contro il Catania perchè Palazzi si limiterà a formulare la sua richiesta di retrocessione degli etnei, lasciando al secondo filone di inchiesta che si concluderà a settembre le altre società.

Bisognerà aspettare ancora, quindi, prima di conoscere la verità. Per emettere il deferimento Palazzi dovrà avere tra le mani prove schiaccianti e soprattutto nomi di calciatori. In assenza di questi, sarebbe un processo farsa contro l’Avellino che al momento non ha ricevuto nessuna richiesta di deferimento nè per dirigenti nè per tesserati. Ed è questa la cosa clamorosa. Al momento non si conosce bene il motivo per il quale uno dovrebbe difendersi. C’è solo tanta confusione. Ed il solo pensiero di poter veder coinvolto qualche tesserato manda sulle furie chiunque. Solo il minimo pensiero, in quella sfida che portò anche all’arresto e all’immediato rilascio di due tifosi biancoverdi, crea un magone terribile.

Taccone si è sempre detto tranquillo, pronto anche a chiedere i danni per quel ko che ricordiamo tutti come maturò. Ma adesso la domanda è: se Pulvirenti ha straconfermato che quella sfida contro i lupi non fu oggetto di combine, cosa emersa anche dagli atti della Procura, perchè Palazzi l’ha infilata dentro? E perchè nessun tesserato è stato convocato in Procura?

Bisognerà aspettare settembre per i nuovi ed eventuali deferimenti. Ma l’Avellino si professa innocente. Nell’inchiesta “dei treni del gol” ci auguriamo tutti di uscirne a testa alta e senza macchie.

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