Pazza Avellino. Il capo ultras: “Qui c’è l’Inferno”

Pazza Avellino. Il capo ultras: “Qui c’è l’Inferno”

“Questa non è nè Terni nè Novara. Mister qui c’è il fuoco. Non siamo al Nord. Qua c’è l’Inferno”. Alzato su una balaustra, un braccio bloccato da un altro ultras per il sostegno”. 33 gradi fuori, un’ora a cantare. Mentre a pochi passi, dentro, c’era la conferenza stampa di presentazione. Poi, a colloquio concluso con la stampa, Attilio Tesser fa capolino fuori la sala stampa del Partenio Lombardi. E si scatena l’inferno. Torce, bandiere, cori. Sembra una partita di calcio. Invece, è solo la presentazione del nuovo allenatore. Ci sono 500 tifosi in pochi metri. Ma la Sud si supera per l’ennesima volta e concede il solito spettacolo. Tesser è quasi timoroso, poi viene spinto nella morsa della pazza e calda torcida biancoverde. Sorride, in poco tempo è concentrato. Il silenzio ordinato. E qualche grido. Prende la parola Catello Porfido. Dalla balaustra organizzata in pochi minuti (in realtà è una transenna), il capo ultras chiede ed ottiene silenzio. “Tesser, qua non sei nè a Terni nè a Novara. Questo non è il Nord. Qui c’è il fuoco, qui sei nell’Inferno”. Il tecnico sorride ed annuisce. “Me ne sono già accorto”, qualche parola, un sorriso e il fumo delle torce che in pochi secondi lascia lo spazio al boato degli ultras al coro “L’Avellino siamo noi”. Salta Tesser, al suo fianco Franco Iannuzzi. E alla fine fa la conta dei danni. Un paio di mocassini bruciati, il pantalone pure. Con Walter Taccone che dietro di qualche metro se la ride spassionatamente. Tesser rientra. Ha perso un paio di scarpe e un pantalone. Ma ha capito. Qui c’è passione, c’è voglia, c’è calore. Questa è la sua occasione. Deve conquistare la A perchè tanto, lo si sa già, il pubblico è già di quella categoria. P    

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