Una traversa non distrugge l’orgoglio irpino. Siamo pronti a ricominciare…

Una traversa non distrugge l’orgoglio irpino. Siamo pronti a ricominciare…

Il calcio è strano. Vinci ma mastichi amaro. E’ successo così all’Avellino. Per la prima volta nella storia la squadra biancoverde è riuscita a portare un successo dal “Renato dall’Ara”. Una vittoria dal retrogusto acre. Nonostante ciò non è bastato il 2-3 per poter accedere alla finale dei playoff per la Serie A. Un sogno che si è andato ad infrangere sulla traversa colpita da Castaldo al ’90. Una cosa è certa però. La gara disputata dall’Avellino, ieri, è stata una delle più belle poesie scritte dai biancoverdi dal fallimento, di quel maledetto 2009, ad oggi. Di sicuro non andrà di certa. Il match contro gli emiliani andrà nell’album dei ricordi più belli. A far compagnia alla sfida Catanzaro che tre anni fa portò la squadra di Patron Taccone dalla Lega Pro in serie cadetta. Bologna-Avellino 2-3 passerà alla storia come la partita che ha reso orgoglioso un popolo, quello irpino, che oggi piange per l’eliminazione dai playoff promozione ma che, passato qualche giorno, sarà nuovamente pronto a scrivere nuove pagine, forse, ancora più emozionanti. A detta di tutti proprio, l’Avellino, doveva staccare quel pass per la finalissima. Per tanti fattori. Tre volte in vantaggio contro la corazzata Bologna non è cosa poco. Invece, con una rete viziata da fuorigioco nella partita d’andata e una buona dose di fortuna in quella di ritorno, traversa di Castaldo ad un minuto dalla fine, in finale ci va la squadra col miglior piazzamento. Inutile ora alzare la voce contro il regolamento. Basti pensare che, questo, qualche anno fa non ci avrebbe permesso di giocare, sognare e di vincere. Se il destino ci ha messo lo zampino beffardo non è stato il solo. Qualche piccolo “intoppo” derivante da qualche giacca nera. Nera come la sfortuna della traversa di Castaldo. Sulla gara ogni parola sarebbe superflua. Gli uomini del “generale” Rastelli hanno lottato con il coltello tra i denti. Una sorta di Davide contro Golia. Peccato che Davide vince ma non raccoglie. Una squadra composta da uomini pronti a tutto pur di poter regalare una gioia a quella piazza innamorata, passionale e ruggente per questi colori e quel lupo (che sia US o AS…poco importa). Una squadra capace di rimontare per tre volte di fila. Pazzi da legare. Sui pareggi inutile a stare a commentare senza tanti fronzoli. Errori? Siamo e sono umani anche loro. Possono capitare gli episodi nel calcio. Vietato cominciare processi mediatici. “Se non sbagliava, se così se colà…”. Ora, però, è tempo di tornare a lavoro. La prima decisione da prendere riguarda il tecnico. Confermare Rastelli per la quarta stagione di fila o cominciare un nuovo ciclo con un altro allenatore. Il generale di Torre del Greco vuole rimanere per portare a completamento la sua missione. Tutto è ancora da decidere. La squadra, per ora, toglie la corazza biancoverde. Rastelli e il suo team posano l’elmetto, per ora. A luglio si riparte. Comincia una nuova avventura da vivere tutta di un fiato. Sembrava ieri fuori la struttura di Torrette di Mercogliano quando un manipolo di soldati fece capolino tra circa 1000 tifosi. E vissero felici e contenti, di solito, una favola finisce così. Stavolta no. Stavolta il giusto finale da scrivere è….GRAZIE RAGAZZI ARRIVEDERCI. Noi ci saremo sempre più pazzi di prima.

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