Avellino Calcio – Rastelli: “Dove si è stati bene si vuol sempre tornare. Le pressioni? Basta non ascoltare”

Avellino Calcio – Rastelli: “Dove si è stati bene si vuol sempre tornare. Le pressioni? Basta non ascoltare”

di Michelangelo Freda, @m_freda21

Ci sono persone che lasciano il segno e nonostante la distanza continuano a rimanere legate ad Avellino. Massimo Rastelli non ha bisogno di presentazioni nella provincia irpina, da calciatore e da allenatore ha regalato tante emozioni indescrivibili ai tifosi, come il goal segnato nella vittoria contro il Napoli per 2-0 nel campionato 2004-05 o la semifinale playoff di Serie B contro il Bologna, spezzata solo dalla traversa Castaldo. Un allenatore controverso, amato e criticato ad Avellino, ma con lui la squadra biancoverde ha ottenuto i risultati migliori nel campionato di Serie B nella sua recente storia, riuscendo a trarne il meglio dai calciatori che possedeva. Nonostante i limiti tecnici dei giocatori a disposizione, quel gruppo è riuscito ad ottenere quello che nessun altro è riuscito a fare fino a quest’estate.

  • Quanto cambia il livello tecnico e tattico tra il campionato di Serie B e serie A?

Il calcio è uguale in qualsiasi categoria, cambia la qualità e la fisicità dei calciatori. Ed è qui che subentra l’abilità degli allenatori nel comprendere le qualità a disposizione di un singolo calciatore e trarne il meglio, senza cercare continuamente di far un calcio che non si possa fare. Dal punto di vista tattico posso dire che in Serie A, ma in egual modo in tutto il calcio italiano, ci sono tanti allenatori di qualità e lo dimostra il fatto che l’allenatore italiano è richiesto ovunque in Europa. Chi allena in Serie A ha dimostrato di meritare in quella categoria.

  • Cosa manca al calcio italiano nella crescita dei giocatori?

Il discorso del potenziamento dei settori giovanili lo sento da una vita. Il problema è che comunque si sfornano meno talenti, meno campioni rispetto al passato, il motivo non è semplice. Sicuramente va rintracciato nel fatto che la mia generazione, la precedente e quella immediatamente dopo, giocavano per strada. Era un allenamento costante rispetto a quello attuale, il fatto di giocare per strada ti formava anche a livello caratteriale. Tre ore a settimana o poco più di calcio non ti da la possibilità di crescere e di sfornare talenti.

Ci sono sicuramente dei calciatori che hanno delle qualità, la fisicità è subentrato dagli anni 90, con la figura dell’atleta, della cura del proprio corpo e una preparazione molto diversa. Il calcio sotto questo punto di vista ha fatto un passo in avanti, ma rispetto a poco più di dieci anni fa, adesso c’era meno qualità, è difficile ricondurre il tutto ad una motivazione. Sicuramente nel fatto che nelle grandi 7 squadre ci sono tanti stranieri, basti pensare che nelle formazioni titolari gli italiani sono pochi e di conseguenza il tutto si ritorce sulla formazione della Nazionale. Ci sono tanti giocatori in azzurro che giocano nel Cagliari, nella Fiorentina ed in altre squadre che non hanno la possibilità di fornirgli quell’esperienza europea capace di formali, di crescerli. Abbiamo avuto generazioni come quella di Del Piero, Inzaghi, Zola e di Enrico Chiesa ed i tanti venivano esclusi dal Mondiale perché non c’era spazio sufficiente, non perché non valessero.

  • Cosa ne pensa di quanto avvenuto in estate al campionato di Serie B e all’Avellino calcio?

Quello che è successo in estate dispiace a tutti. In primis ai tifosi, in secundis a me, che ho conquistato la Serie B e ho affermato la squadre nella categoria di Serie B, come a tutte quelle persone che hanno lavorato successivamente. Nessuno si aspettava questo. per quanto riguarda il format è inspiegabile, non si capisce ancora le motivazioni e quali possano essere le soluzioni. Per quanto leggo, diventa difficile ripristinare un campionato a 22 società. C’è troppo da recuperare a livello sportivo. A livello economico è giusto che chi ha causato tutto ciò trovi la soluzione.

  • Che consigli darebbe all’attuale tecnico biancoverde, Archimede Graziani, nel gestire una pressione come quella esercitata da una piazza come Avellino?

Non mi sento di dare consigli al mister che vi è ora. Darebbe fastidio a chiunque sentirsi dire cosa e come farla, a me in primis. Quello che posso dire è come io ho vissuto la mia esperienza ad Avellino. Mi tappavo le orecchie, non ascoltavo nessuno, non leggevo nessun giornale e mi dedicavo solo al lavoro, consapevole delle mie qualità. Avevo degli obiettivi in mente e a quello mi dedicavo. Nulla di più. Cosi riuscivo a gestire le pressioni soprattutto in occasione di risultati negativi.

  • Tornerebbe in futuro in Irpinia per una cavalcata trionfale fino alla Serie A?

Dove si è stati bene si vuol sempre tornare. Da calciatore e da allenatore ho vissuto delle esperienze meravigliose in quella provincia. Non dipende da me, non so il futuro cosa potrà riservare. Ma ad Avellino sono stato benissimo.

  •  Il ricordo più bello ad Avellino ce l’ha da calciatore o da allenatore?

Difficile dirlo, ho ricordi meravigliosi per entrambi i ruoli che ho rivestito. Vincere il campionato da giocatore e da allenatore è un qualcosa che in pochi sono riusciti a farlo, solo quella traversa ha spezzato la possibilità di raggiungere un traguardo storico per me e per la piazza irpina.

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