Calcio Avellino – La rivincita di Carlo Musa. Il successo è anche suo

Calcio Avellino – La rivincita di Carlo Musa. Il successo è anche suo

Dietro la cavalcata dei lupi, c’è anche la figura del giovane direttore sportivo dell’Avellino, capace di sopportare critiche e pressioni e di formare la squadra giusta per la promozione

di Marco Costanza, @MarcoCostanza5

Uno dei protagonisti silenziosi di questa promozione dell’Avellino in Serie C è senza dubbio il direttore sportivo Carlo Musa. Arrivato in sordina in estate, voluto da Nicola Alberani, a cui De Cesare aveva affidato il compito di formare la nuova dirigenza della neonata società, Musa ha iniziato la sua prima esperienza in una grande realtà, avendo sempre lavorato in piccole società provinciali. Dalla Lupa ai lupi. Carlo Musa, infatti, era stato un ds della squadra allenata quest’anno da Marco Amelia. Nonostante la giovane età, Musa vanta tanta esperienza in Serie D, soprattutto nel girone laziale dove poi è stato inserito l’Avellino ad inizio stagione. Ed uno dei motivi della scelta è proprio questo.

L’inizio di certo non è stato facile per il giovane ds, per la prima volta trovatosi a confrontasi con una realtà così importante e calda, per la prima volta a dover subire la pressione e le critiche. Critiche che non sono mancate, anzi, anche abbastanza pesanti, verso lui e Archimede Graziani, nei primi mesi. Musa era accusato di essere un “secondo” del tecnico toscano, venendo addirittura deglassato dal tecnico nelle scelte dei giocatori da ingaggiare nel ritiro di Sturno. Ricordiamo alcuni casi, di calciatori che avevano raggiunto accordi con Musa, venire poi scartati nei provini da Graziani, facendo passare, quindi, il lavoro del giovane direttore, in secondo piano.

Approccio dunque non semplice per Musa, e col passare dei mesi, con i risultati che mancavano, è stato sempre più attaccato e bersagliato da critiche, sia per le scelte di alcuni calciatori che per quella del tecnico, Graziani, rivelatasi poi un fallimento con l’esonero di inizio dicembre, all’indomani della debacle con il Trastevere in casa, che aveva ormai creato rassegnazione e disfattismo nell’ambiente avellinese. Da qui, si chiude una parentesi negativa, per aprirsene una positiva e trionfale.

Si parte subito con la scelta del nuovo tecnico e dello staff: Giovanni Bucaro con Daniele Cinelli. Anche qui, tanti pareri discordanti e critiche, tante polemiche e accuse, per una scelta, secondo tanti, errata. Sarà lo stesso Bucaro, in conferenza post Lanusei a Rieti, a ricordare come tanti detrattori non lo volessero, arrivando addirittura a ricevere minacce e togliendosi, dopo il successo, tanti sassolini dalle scarpe. Con Bucaro arrivano dicembre e gennaio e quindi il mercato. Ci sono gli arrivi di Da Dalt, Capitanio, Dionisi, Viscovo, Rizzo, Di Paolantonio, Pepe, Eddy, Betti e infine Alfageme. La squadra viene rivoluzionata, la campagna acquisti è sontuosa e porta l’Avellino ad avere una rosa all’altezza, e i numeri lo confermeranno, ma non subito. Effettivamente, l’inizio di Bucaro è abbastanza buono ma non ottimo. Alcune sconfitte fanno nuovamente ripiombare la piazza nel vortice delle polemiche, delle critiche, con Musa sempre nell’occhio del ciclone e anche al tecnico palermitano non mancano le stoccate. Anagni e Cassino sembrano dare l’ultimo schiaffo ad un lupo in difficoltà, costretto ad accontentarsi solo dei playoff e sperare in estate nel ripescaggio.

Ciò non bastasse, arriva la grana Alfageme. L’argentino, viene tesserato ma per un cavillo, la Lega ne vieta l’ufficializzazione essendo extra comunitario, il cui tesseramento era chiuso il 30 dicembre. Nuove critiche per Musa e la società, vengono chieste le dimissioni del ds per un errore clamoroso, per aver acquistato un elemento non tesserabile. Un nuovo terremoto in casa biancoverde con i più critici a volere la testa del giovane direttore sportivo e di chi non ha controllato le carte e i regolamenti.  Ma la svolta arriva il 4 febbraio,  quando il TNF da ragione all’Avellino e a Musa. Alfageme è tesserabile. 

Una piccola rivincita per Carlo, che non esprime parola, resta in silenzio, e lo farà fino ad aprile. Il ds si chiude in silenzio, lascia che a parlare sia il campo e la squadra, che dopo il patto di Cassino, inizia a macinare punti. Settimana dopo settimana i lupi rosicchiano punti al Lanusei, le vittorie si susseguono, fino ad arrivare al giovedì santo, con il Lanusei ormai lanciato verso il successo, che cade a Trastevere e l’Avellino, vincendo proprio con la “sua” Lupa Roma, che torna a -2. E’ il 23 aprile quando Musa torna a parlare in sala stampa, ma senza rivalsa, solo concentrato per il finale di stagione che da lì a poco avrebbe visto il suo Avellino vincere il campionato in rimonta. Il resto è storia di ieri e di domenica.

Alla fine chi vince ha sempre ragione, ed anche Carlo Musa può dirlo. Soprattutto Carlo Musa. Nonostante la sua giovane età e la poca esperienza ha dimostrato che con il lavoro sodo e imparando dagli errori commessi, si possono ottenere risultati fondamentali e Musa ha raccolto quello che questa società e questa piazza gli avevano chiesto, riportare l’Avellino subito in Serie C. Sembrano lontanissimi i tempi di Sturno, dove c’era un clima pesante nell’ambiente, tanto scetticismo, tanta nostalgia di quello che si era perso. La piazza ha già dimenticato il passato e ora vuole solo un futuro degno di questo nome e di questi tifosi.

Carlo Musa si è meritato un’opportunità nelle categorie superiori: ora viene la prova più importante e difficile per lui, dimostrare che anche in Lega Pro può farcela. Non è dato ancora sapere se e come verrà confermato, se verrà affiancato da altri dirigenti con maggiore esperienza in grado di indirizzarlo nelle scelte, se sarà ancora da solo nella costruzione dell’Avellino che verrà, ma siamo certi che Musa ha dimostrato di avere carattere, talento e determinazione, superando le critiche e le difficoltà iniziali e prendendosi le sue rivincite contro lo scetticismo generale dell’intera piazza. E da questo che si può ripartire per l’Avellino del futuro.

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