Calcio Avellino, Mario Dell’Anno: “Ogni volta che metto la sciarpa é una emozione. L’Avellino é appartenenza, l’Avellino è amore”

Calcio Avellino, Mario Dell’Anno: “Ogni volta che metto la sciarpa é una emozione. L’Avellino é appartenenza, l’Avellino è amore”

Le parole di uno dei leader della Curva Sud, alla trasmissione Miti dell’Us Avellino

di Marco Costanza, @MarcoCostanza5

Alla trasmissione Miti dell’Us Avellino, puntata dedicata ieri sera a Mario Dell’Anno, ex leader della Curva Sud e presidente dell’Associazione per la storia, che detiene il logo dell’US Avellino. 

Parole di grande amore quelle di Dell’Anno per l’Avellino, che è molto di più di una squadra di calcio da tifare.

Questi alcuni passaggi della sua intervista a Prima Tivvù: “Ho iniziato ad avvicinarmi al lupo grazie a mio padre che da bambino iniziò a portarmi allo stadio. Poi man mano, anche grazie alla Serie A, quella passione è nata, è esplosa. Avevo 15 anni quando l’Avellino salì in Serie A, gli anni più belli della mia vita. Ricordo che provavamo i cori, si preparavano le scenografie, era tutto un altro modo di fare tifo. Era un altro calcio, non c’era Sky, non c’erano le tv a pagamento, non c’erano tutte queste cose. Era un calcio vero, che si seguiva solo allo stadio ed era bello vedere ogni stadio pieno di gente, non come ora. Era un gruppo affiatato, facevo parte dei Green Stars. Poi mi nominarono presidente dei Green Stars. Io non ho mai fatto il capo, io ero un leader. Il capo diceva fai questo, fai quello, invece io ero sempre il primo avanti, sia in casa che in trasferta. Abbiamo fatto delle trasferte indimenticabili, diversi treni verdi, a Roma, a Torino, Milano, ma anche in Serie B o C, ad Ascoli, Pescara, Terni. Come si è salvato l’Avellino in quei 10 anni? Con il rispetto. Passano tutti, i calciatori, i presidenti, gli allenatori, ma chi rimane siamo noi tifosi, infatti non mi sono mai affezionato ad un calciatore, perchè chi rimaneva dopo eravamo noi. Quello che pretendevamo era la maglia sudata, il rispetto e la lotta in campo tutte le partite. Eravamo davvero il 12° uomo. Sibilia? Era un grande uomo, si faceva rispettare e voleva che si rispettasse la squadra e la città. Sono d’accordo che il derby è uno solo, Napoli-Avellino, ma anche con la Salernitana o il Benevento. Il calciatore che più è stato rappresentativo per l’Avellino? Penso Paolo Benedetti, era uno che ha dato davvero tanto per i lupi in Serie A. Poi ce ne sono tanti altri come Di Somma, Adriano Lombardi, Ramon Diaz, Nando De Napoli. Tutta gente che ha onorato la nostra maglia. Il terremoto? Ci ha unito molto di più, sia come tifosi che come squadra. E’ stata una cosa davvero tragica, che però ha dimostrato che questo popolo è un popolo che non molla mai. La Contestazione più forte? Quella del 1991, in Serie B, con le croci in campo. Fu un segnale forte che volemmo dare alla squadra e alla società, che volevamo un gruppo vincente e determinato. I campioni visti al Partenio? Quello che mi fece più impressione fu Zico, ma anche Platini, Van Basten, Maradona contro di noi non fece mai partitoni. Con il primo fallimento dell’Avellino del 2009 ci fu lo scioglimento di diversi gruppi storici del tifo. Hanno giocato sui nostri sacrifici, sulla nostra passione e c’è gente che per anni, fin quando non hanno rivisto nuovamente il logo dell’Avellino, dell’Us. Io fui uno di quelli. C’è gente che invece ha sposato quella maglia, quel lupo, io invece dal 2015 tornai, quando tornò il logo US Avellino sulla maglia. Feci di tutto per acquisire questo logo che era andato in asta a Benevento e riuscimmo ad acquisire il logo che è di nostra proprietà, dei tifosi, e siamo noi a decidere chi potrà usufruirne. La gente ora, con il nuovo fallimento, ha finalmente capito che il logo è dei tifosi e siamo noi i proprietari e decidiamo a chi affidarlo. Siamo gli unici tifosi in Europa che possediamo il logo e la denominazione. Ci sono società fallite che hanno il comodato d’uso dal tribunale. Taccone? Ha vinto un solo campionato, quello dalla C1 alla B, dalla D alla C2, dalla C2 alla C1 siamo stati ripescati grazie alla storia e al logo. Questo nuovo fallimento è stato un fallimento pilotato e studiato a tavolino. Perchè stiamo vedendo ancora oggi squadre molto più in difficoltà dell’Avellino che giocano tranquillamente, con qualche punto di penalizzazione certo, ma la Serie B anche noi la avremmo fatta. E’ stato tutto pilotato per eliminare Taccone. Taccone è convinto di vincere il 30 aprile e riprendersi la Serie B? Se la passa a De Cesare bene, se vuole restare lui è inutile continuare a fare teatrini assurdi. L’Avellino di oggi? Vedo una società seria, però De Cesare deve fare una ristrutturazione interna, deve dare un nuovo programma societario, mettersi al fianco gente che di calcio ne capisce. Lui deve capire, che se per lui è una avventura, per noi è passione. E’ motivo di vita. Se le cose non vanno come devono andare il logo ce lo riprendiamo, ma era uno stimolo per loro a far bene e ci siamo riusciti a spronarli perchè da allora la squadra ha svoltato, per me cos’è l’Avellino calcio? Già il fatto di aver sborsato 160.000 euro, per riportare la nostra storia, la nostra dignità sulle maglie deve far capire cosa sia per me Avellino. Ogni volta che metto la sciarpa é una emozione. L’Avellino é appartenenza, l’Avellino è amore.
Per l’Avellino bisogna fare di tutto: certo che ricordo il mio tifo, ma anche le mazzate tante, solo per difendere la nostra squadra”.

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