Calcio Avellino, Ottavio Bianchi: “Quell’anno con i lupi il mio trampolino di lancio. Perchè il Napoli non vince? Pensano a festeggiare un mese prima”

Calcio Avellino, Ottavio Bianchi: “Quell’anno con i lupi il mio trampolino di lancio. Perchè il Napoli non vince? Pensano a festeggiare un mese prima”

Le parole dell’ex allenatore dell’Avellino e vincitore del primo storico scudetto del Napoli con Maradona

di Marco Costanza, @MarcoCostanza5

Stagione 1983-84, l’Avellino è in Serie A. Alla guida della squadra biancoverde c’è Fernando Veneranda. I lupi partono malissimo in campionato, a novembre il ds Pierpaolo Marino esonera Veneranda e chiama sulla panchina irpina  Ottavio Bianchi, reduce da due buone stagioni all’Atalanta. E’ l’Avellino di De Napoli, Tagliaferri, Colomba, Barbadillo, Ramon Diaz, Vullo, Di Somma, Limido.

La squadra dopo un avvio di campionato difficile (tranne l’esordio che fu un secco 4-0 al Milan), con Bianchi fece un girone di ritorno clamoroso e si salvò a 26 punti, arrivando davanti a squadre come Lazio e Napoli che furono vicine alla retrocessione. Quella stagione sancì anche la consacrazione, oltre che di tanti giocatori, del tecnico Ottavio Bianchi che pochi anni dopo avrebbe trascinato il Napoli di Maradona al suo primo scudetto. 

Ospite da Sportitalia, Ottavio Bianchi ha ricordato la sue esperienza partenopea, gli scudetti di Maradona, il perchè il Napoli non riesca a vincere uno scudetto, senza dimenticare una tappa importante per la sua carriera, ovvero Avellino.

Queste le sue parole: “Sono contento della carriera che ho fatto. Portare uno scudetto a Napoli è qualcosa di leggendario. Non era facile riuscirci e ancora oggi ci sono le prove di questo, con 30 anni che il Napoli non vince uno scudetto, anche se sta arrivando sempre vicina al traguardo. Una delle tappe più importanti della mia carriera è stata Avellino. Lì fu un vero trampolino di lancio per me e per gente come De Napoli e tanti altri, che esplosero quella stagione con la mia gestione. Ma Avellino era una fucina di giovani talenti in quegli anni. Avellino mi fece crescere anche come uomo. Maradona? Ce l’avevo lì davanti in allenamento e già questo era una gioia. Perché lo Scudetto sempre al Nord? Prima di tutto la situazione ambientale e sociale che c’è. Alla Juventus vincono il campionato ed il giorno dopo sono già pronti a preparare la partita successiva, il mio problema a Napoli era che un mese prima erano già pronti a festeggiare ed anche oggi è così. Ricordo che avevamo vinto il campionato ma avevamo la finale di Coppa Italia a cui tenevo visto che avevo vinto così poco, entrai negli spogliatoi e mi fece finta di arrabbiarmi dicendo ‘non avete vinto nulla, già state festeggiando!’, mi guardarono come se fossi un matto. In queste società c’è la teoria del lavoro, organizzazione societaria, quando ero giocatore nel Napoli avevamo una grandissima squadra con Sivori, Altafini, Zoff ma risultato zero. Andavamo al nord e perdevamo. Quando ebbi la proposta di Allodi tergiversai proprio per questo motivo. Però alla fine mi convinse Pierpaolo Marino, che mi aveva voluto anche ad Avellino e sono felice che sia andata così”. 

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