“Caro Taccone, ma ci faccia il piacere…”

“Caro Taccone, ma ci faccia il piacere…”

Cosa potrebbero mai dire o pensare i vari Pisacane, Bastien, Trotta, Zappacosta, Izzo, Biraschi, Ely in merito a queste parole?

“Guardo le telecamere e lo dico senza problemi. Finitela perchè i calciatori non vengono qui. Hanno paura dell’ambiente, hanno paura della tensione, di queste contestazioni. Questo è l’unico motivo per il quale non vengono. Hanno paura dell’ambiente. Finitela perchè ci state mettendo in grosse difficoltà. Non lo dico io ma lo dicono i calciatori. E’ già il terzo che ha rifiutato Avellino per questo motivo. E per questo preferiscono andare in squadra anche meno importanti ma con pressioni minori”.

Parole senza senso. Parole che una piazza come quella di Avellino non merita. Parole che non fanno altro che provocare tensioni in un ambiente già stanco e nervoso solo a metà stagione.

Di certo non posso credere che professionisti con voglia di lanciarsi in panorami ben più grandi abbiano paura di una piazza come quella avellinese. Non so cosa potrebbero mai dire o pensare i vari Pisacane, Bastien, Trotta, Zappacosta, Izzo, Biraschi, Ely in merito a queste parole.

Giovani dotati di grande talento che hanno subito molte critiche, che hanno sentito la pressione sulle spalle quando scendevano in campo ma che sono riusciti a meritarsi il rispetto, gli auguri e l’affetto di una delle tifoserie più calde d’Italia.

Giocare in campi di serie B con il supporto di centinaia di tifosi giunti in terre lotane solo per cantare a squarciagola 90 minuti non è per tutti e da tutti. Parliamo di una media nella stagione 2015/16 di 600 tifosi in trasferta per partita, seicento cuori irpini che si muovono dal loro capoluogo per sostenere la propria squadra, proprio quei giocatori che Taccone insinua aver paura. Professionisti che hanno retto le pressioni ed ora giocano in campi ben più caldi, con decine di migliaia di spettatori che urlano.

Il nostro presidente  Walter Taccone evidentemente non sa cosa significa o non ricorda cosa vuol dire contestare ad Avellino.

Esser contestati ad Avellino significa avere le spalle voltate dalla tifoseria, non una tifoseria che cerca il dialogo.

Pugliese e Casillo sanno cosa significa. Zero dialogo, si esigevano fatti, sostanza. Una tifoseria muta, pronta ad urlare il nome del presidente di turno per i 90 minuti di gara. Significa trovare 11 croci simboliche nel campo, esigendo prestazioni migliori.

E’ la prima volta che vedo un presidente provocare la piazza con queste insinuazioni, la prima volta che un presidente invece di difendere i proprio supporters da attacchi esterni li espone sul patibolo, addossandogli colpe.

Ho visto lavoratori non firmare contratti, non per paura dell’ambiente, ma per paura delle poche garanzie che può dare il datore di lavoro.

Aver visto in una partita amichevole settantacinque tifosi in trasferta cantare e sostenere una squadra che gioca malissimo, e aver il coraggio di dire determinate parole su  Ottochannel, significa non meritare questa piazza.

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