L’analisi – Da Cervinara a Serino… non basterà Google Maps per unire il popolo biancoverde

L’analisi – Da Cervinara a Serino… non basterà Google Maps per unire il popolo biancoverde

Un periodo difficile, tante domande che non trovano risposte e una piazza che ha voglia di essere vicino ai colori biancoverdi

Dopo la sconfitta di ieri a caricarsi le responsabilità del gruppo e metterci la faccia è stato Fabrizio Paghera. Il centrocampista bresciano che da meno di un anno veste i colori biancoverdi, ha fatto un appello al popolo biancoverde: restare uniti più che mai alla squadra perchè solo questo è il modo per colmare le chiare difficoltà di questo gruppo. Come una rapida ricerca su Google Maps ha unito la provincia attaverso i paesi più distanti e ha chiesto da Cervinara a Serino di remare tutti nella stessa direzione per raggiungere una salvezza che sarà dura conquistare se si continua in questa direzione.

Certezza è che non basterà un appello per unire il popolo biancoverde in questa fase della sua storia. Ma non perchè ci sono cattivi o buoni, onesti e disonesti, leali o sleali, colpevoli o innocenti. Nel concetto di unione si va oltre determinate cose, si va a cercare l’identità di un popolo calcistico che si intreccia con quello della quotidianeità. Per unire il popolo biancoverde ci vuole solo una cosa: chiarezza.

Gli striscioni di ieri in curva sud chiedevano anche quello. Chiedevano come si possa puntare sulla valorizzazione dei giovani, politica di altissimo spessore nel calcio moderno, ma poi non avere nessun guadagno da questo se non quello di portare giocatori in Nazionale e dire: “noi lo sapevamo, lo avevamo detto”. Di come si possa puntare su un progetto triennale, che nella programmazione fa onore a chi prevede di impegnarsi e creare, ma poi quando tutto risulta sgretolarsi alla base non si sente la voce degli addetti ai lavori. Non si deve far capire che il tecnico è in una botte di ferro mentre a quaranta chilometri si cercano altre botti, altra uva e altri vinificatori.

Quando si perde si deve chiedere scusa e analizzare il match con onestà perchè altrimenti non si distingue la realtà dalla bugia. Non si può dire che va tutto bene quando le cose non vanno. Non si può commentare una squadra viva solo perchè perdi, perdi, per un errore arbitrale contro una delle squadre più forti di B. Non si può ripartire da una reazione di un gruppo che ha fatto quello che poteva e che a conti fatti risulta essere una conclusione a rete e maledetta la sfortuna che quel palo… .
Altra cetezza è che ci può essere unione di intenti perchè il popolo biancoverde ama l’Avellino e ama chi riesce a dargli lustro. Vuole bene alla famiglia Taccone, al vicepresidente Gubitosa e al direttore sportivo De Vito. I più giovani dormono con i poster di capitan D’Angelo e di Gigi bomber Castaldo nella cameretta e hanno le cover dei telefonini con lo stemma Us. Bisognerà però scoprire le carte di tutto quello che oggi è l’Avellino calcio al più presto. Riparare dove si è sbagliato e volere lottare per i colori biancoverdi senza se e senza ma. Tutto questo con onestà e chiarezza perchè quando le cose non vanno bene nessuno indossa più i vestiti del fesso… da Cervinara a Serino.

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