La proposta – A Chiavari senza motivazioni? Devolvete in beneficenza tutto

La proposta – A Chiavari senza motivazioni? Devolvete in beneficenza tutto

A Chiavari, l’umiliante ko, l’ennesimo di questa stagione non rende onore ad una squadra che, in questa stagione, ha giocato tra molti bassi e pochi alti. La nostra proposta: i calciatori devolvano in beneficenza il loro stipendio

Cosa succede ad un operaio, in fabbrica, che la mattina va a lavorare e, invece di rendere, si addormenta di nascosto o rimane a braccia conserte senza fare il proprio dovere? Viene sospeso? Forse licenziato? Una delle due. Scordatevi che nel calcio si possa solo minimamente pensare che accada una cosa del genere. I calciatori sono privilegiati. Partono in anticipo, dormono e soggiornano in albergo. Poi ritornano, magari in aereo o con un treno di prima classe. Indipendentemente dal risultato. Che si vinca o si perda, in questo caso, malissimo, non conta nulla. Sono privilegiati. Anche se sul campo hanno perso la faccia. Di storie come quelle di Chiavari questo Avellino ne ha vissute parecchie. Padova, la ricordate Padova? Ecco quella forse è la regina delle partite più assurde degli ultimi anni. Lì qualche calciatore persino osò affrontare a viso aperto i tifosi che, sotto il diluvio, erano arrivati fino in Veneto inseguendo il sogno play-off contro una squadra già retrocessa e fallita. Ma ce ne sono state altre. Trapani. Ricordate Trapani? Vigilia di Natale con oltre 150 tifosi al seguito? Oppure quest’anno. Vicenza in casa. Ricordate Vicenza in casa? Bene. Che i calciatori siano privilegiati questo si sa da una vita. Qualcuno potrebbe dire. Ci siamo salvati, che cosa vuoi di più? Niente. Io niente. Ma vorrei che i calciatori prendessero coscienza, se ancora non l’hanno capito, che Avellino è Avellino. Che la maglia che indossano pesa. Eccome pesa. E che in campo la gente chiede di dare il massimo. E noi di SportAvellino chiediamo al capitan D’Angelo e all’attaccante Castaldo di riunire la squadra e devolvere in beneficenza il rateo mensile della figuraccia di Chiavari (magari aggiungiamoci anche Latina). Sarebbe un bel gesto per ripagare l’onta della vergogna calcistica derivata da due ko senza nè capo nè coda. Sarebbe un bel gesto. Un bel mea culpa. I calciatori non sono operai. I calciatori possono fare il bello e il cattivo tempo a differenza di chi, in fabbrica ad esempio, dinanzi ad una catena, non può decidere di avere o meno motivazioni. Lì, o lo fai, o lo fai. E se non lo fai vieni sospeso o licenziato. Non lavori? Non guadagni. Non c’è santo in paradiso che tenga. Se solo cominciassimo ad applicare la regola degli operai ai calciatori vedremo gente sputare sangue in campo. Se, vabbè. E’ un sogno. Un sogno di quelli irrealizzabili. Ma se da Avellino partisse l’esempio di devolvere un rateo stipendio ogni scoppola vergognosa, beh forse riusciremo a vedere un calcio migliore. Ma noi siamo sognatori. Il capitano e la squadra non accetteranno mai la nostra proposta. Figuriamoci. E allora buon calcio a tutti. Con o senza vergogna.

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