L’analisi – Essere o non essere questo è il problema

L’analisi – Essere o non essere questo è il problema

Una partita inverosimile quella con il Cittadella, il tiro dal dischetto sbagliato e un errore che regala la vittoria ai veneti

Non ci siamo. Possiamo tranquillamente trovare una visuale positiva della partita di ieri: l’impegno di molti calciatori, una voglia di riscatto venuta fuori da forza e giocate personali che per diversi minuti hanno messo alle corde la squadra rivelazione di serie B. Una spinta che ha portato Matteo Ardemagni a calciare dagli undici metri tutto il lavoro prodotto fino a quel momento. Portiere a sinistra, pallone a destra. Troppo a destra. Poi si va in confusione, con il Cittadella che aspettava un pallone ballerino in area. Uno a zero e tutti a casa a capire se c’è da essere contenti per la prestazione o non esserlo affatto per la terza sconfitta.

Toscano, espulso durante il match, si rivede nel dopopartita e come un disco ripete all’infinito che ci vuole tempo. Un ritornello che ha stancato, una hit parade che arriva da questa estate. Ormai sono quasi due mesi che il tecnico ha in mano una rosa che non è sicuramente da ultimo posto in classifica. Una rosa che ha i suoi limiti, specialmente sulla mediana, ma che ha anche punti di forza. Che il tecnico sia orgoglioso dei suoi uomini ci sta anche ma Toscano deve spiegare altro, non girare e rigirare le domande per dire “ci vuole tempo”. Contento di una prestazione che a detta del tecnico arriva contro una squadra che attualmente “detta legge” in serie B (dichiarazioni del tecnico a fine gare). Alla fine però i lupi hanno prodotto un tiro in porta. Uno. Un colpo di testa. Tutto questo davanti agli occhi della società che ha visto anche i tre tiri nello specchio della porta contro il Brescia, un tiro nello specchio contro la Virtus Entella, zero tiri in porta contro il Trapani. Zero. Poi ci siamo ripresi con il Verona, ben tre tiri ad impesierire Nicolas. Questi sono i dati ufficiali della Lega di serie B, questi sono i numeri di questo Avellino. Perchè ci possiamo raccontare di tutto ma alla fine il calcio è fatto di tiri in porta e di gol. Chi racconta il contrario vende fumo.

E’ inverosimile che chi ha avuto la squadra per oltre un mese in mezzo tra le mani sia quasi appagato dopo aver messo alle corde il nuovo “Real Madrid” (vedi dichiarazioni sopra) e cerchi ancora tempo. Non è possibile aver fatto 8 tiri nello specchio della porta in 5 partite e non è possibile avere un assetto di gioco squilibrato al 21 di settembre che non fornisce palle in attacco e lascia troppo spesso la difesa scoperta alle incursioni degli avversari. Ieri il buon Omeonga ha fatto di tutto, alla fine si è accasciato sul terreno di gioco perchè sapeva di aver dato tutto e non era bastato. Lavoro extra legato ad un assetto di gioco sballato e che non consente agli interpreti per lunghi tratti di collaborare e creare un sistema quadrato e solido. Cosi ti ritrovi giocatori che spesso occupano le stesse posizioni, vanno sulle stesse palle, fanno errori di confusione, vedi ieri sera, vedi a Verona. Gol regalati agli avversari. Il tempo trascorso cosi non migliora, confonde, deprime, soprattutto quando si è giovani e in cerca di certezze. Soprattutto quando si è come l’Avellino di oggi.

William Shakespeare affermava “essere o non essere questo è il problema”: questo Avellino al momento non è. Lo dice anche Toscano: “Ci vuole ancora tempo”. L’Avellino ce l’ha? Questa risposta spetta alla società che in passato ha dimostrato coraggio. Errore o non errore dimostrò coraggio nell’esonero di Tesser perchè si pretendeva qualcosa in più. Dimostrò coraggio nell’ammettere l’errore di aver sbagliato con la chiamata di Marcolin e richiamò il tecnico di Montebelluna. Una società che dimostrò di esserci. Anche attendere è una scelta ma almeno ci faccia sapere, con permesso, quanto ancora bisognerà aspettare…

 

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