L’ultima partita di Tesser e le verità di un Avellino visto dal suo allenatore

L’ultima partita di Tesser e le verità di un Avellino visto dal suo allenatore

Un analisi della conferenza stampa alla vigilia dell’ultimo match di Tesser ad Avellino fanno rilevare aspetti importanti dell’avventura del tecnico ad Avellino

Stile e signorilità. Resteranno questi i titoli con cui la piazza Irpinia ricorderà Attilio Tesser, giunto all’ultima giornata di campionato con L’Avellino. Un Avellino rimasto suo anche quando a guidarlo sono stati altri che avevano imposto moduli e uomini diversi per poi ritornare inevitabilmente a quanto plasmato dal tecnico di Montebelluna. Tesser giocherà l’ultima partita con una costante che ha accompagnato il suo viaggio in Irpinia: scenderà in campo con tante assenze, più del solito. Come se qualcosa gli volesse ricordare che all’emergenza non c’è stata mai fine, anche adesso che tutto è finito.

Ma non divaghiamo, quando si giunge ai titoli di coda si tirano le somme e ieri, in conferenza stampa, il tecnico ha detto molte verità su questa stagione. Alcune le ha espresse chiaramente, altre solo sussurrate ma arrivate forti e chiare a chi ha vissuto questo stagione giorno dopo giorno.

La prima verità “urlata” è quella che riguarda gli obiettivi di stagione. “La salvezza” ha sottolineato Tesser il quale ha aggiunto un aggettivo “tranquilla“. Poi ha velatamente spiegato che probabilmente lui l’ha raggiunta due volte: prima di essere allontanato e quando è tornato con un bottino del passato compromesso in poche giornate.

Il secondo “urlo” riguarda la valorizzazione dei giovani richiesta dalla società e anche quella avvenuta. Bastien, Insigne, Biraschi a cui aggiungiamo un riscoperto Mokulu sono medaglie appuntate al petto di Tesser troppo lucenti per far finta di non vederle.

Poi ci sono i sussurri, quelli in cui non manca mai stile e signorilità con apppunti precisi e mirati. A questo Avellino visto dal suo tecnico è mancata la personalità e questo probabilmente è da accollare in parte ad una sua responsabilità. Molte partite non giocate con la giusta determinazione hanno fatto perdere punti e tranquillità all’ambiente. Altro passaggio importante riguarda la sua permanenza ad Avellino ed i rapporti costruiti: “In linea di massima ho avuto un buonissimo rapporto con la società per buona parte della stagione” facendo capire che qualcosa si è inclinato nel tempo e continuando affermando che: “Con i giocatori, va bene, ricordate che ognuno ha un interesse e far capire che questo deve essere comune non è semplicissimo” e ultimo passaggio riguarda i propri errori: “Quando sono stato allontanato ho avuto modo di riflettere sui miei errori, cose clamorose no ma gestioni di piccole situazioni di giornata forse si“. Tre passaggi in cui trapela in piena tranquillità, un rapporto nato e subito spento con gruppo e dirigenza.

Il tecnico poi chiarisce qualcosa anche sulla rosa. In una domanda su Francesco Tavano e sul suo rendimento che avrebbe potuto spostare l’ago della bilancia della stagione dell’Avellino il tecnico chiarisce: “Un solo giocatore o due difficilmente spostano gli equilibri, due nomi non fanno una campagna acquisti” e continuando affermando che: “Grande campagna acquisti non direi. Soumarè, Petricciuolo, Tutino, Giron. Non è che siano arrivati… insomma“. La squadra costruita secondo il tecnico occupava le posizioni di classifica che meritava, una posizione intermedia tra decimo e undicesimo posto. “Il presidente attendeva uno scatto e ha pensato di sostituirmi ma è questione di valore che forse quello era il nostro, nel globale“. Una squadra costruita per il centro classifica dove si trovava prima dell’esonero di Tesser.

Queste le verità di Tesser su questa stagione maledetta, partita con tanto entusiasmo e finita con la salvezza. Un quadro visto dal tecnico di Montebelluna che questa sera giocherà il suo ultimo match al Partenio-Lombardi e che cercherà di lasciare la piazza con una vittoria ma soprattutto con lo stile e la signorilità che lo hanno sempre contraddistinto.

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