Jallikattu, lo sport bandito in India per crudeltà sugli animali

India: rivolte e scontri in difesa di uno sport accusato di crudeltà sugli animali. lo Jallikattu, uno sport millenario..

Una tradizione millenaria che non vuol scomparire, una tradizione religiosa fusa ad un evento sportivo, ci troviamo in India nello stato meridionale del Tamil Nadu.

La tradizione in questione è lo Jallikattu, da jalli che vuol dire “monete” e kattu che significa “sacchetto”, uno sport/rituale che dal 2014, su decisione della Corte Suprema di Delhi, non doveva esser più praticato, ma nell’ultimo mese ha fatto parlare molto di se per aver causato violenti scontri nel Tamil Nadu, regione a Sud dell’ India.127643-004-3314E6C8

La decisione della Corte avviene dopo le numerose pressioni fatte dalle associazioni per i diritti degli animali, i quali ritengono lo Jallikattu una pratica violenta. Centinaia di persone hanno iniziato spontaneamente una protesta pacifica a Chennai, la capitale del Tamil Nadu, mentre nelle campagne si sono tenute decine di manifestazioni pro jallikattu contro «l’ingerenza di Delhi nelle tradizioni locali del Tamil Nadu».

Lunedì 23 Gennaio, dopo settimane di tensione, la polizia riceve l’ordine di disperdere la folla che nel frattempo aumentata considerevolmente. Da qui gli scontri, con la reazione dei manifestanti alle cariche della polizia:moto ed auto bruciate e la decisione dell’Alta Corte di non poter estendere il decreto in tutto il Paese, con l’effetto che nel Tamil Nadu lo jallikattu si possa svolgere liberamente.

Lo sport dello Jalikattu vien svolto con un toro, che non verrà ucciso, come nelle corride, ma assomiglia vagamente alla taurocatapsia praticata nella Francia meridionale, conosciuta come Course Landaise, o all’anticataurocatapsia della creta minoica, uno sport consistente in un salto acrobatico sopra un toro.

Lo Jallikattu è conosciuto fin dall’età classica Tamil (400-100 aC), ed è uno sport annuale, che si pratica durante la festa del raccolto di Pogal, ed è di moda tra la classe media del paese.

Lo Jalikattu, similmente a queste pratiche citate del bacino del mediterraneo, consiste nel rimanere aggrappati alla gobba della bestia per una determinato lasso temporale o per una determinata lunghezza, un tempo ci si limitava a prendere un sacchetto di monete legato alle corna dell’animale, proprio come ci indica il nome stesso dello sport in questione volto a premiare il coraggio e l’incoraggiamento alla partecipazione. I risultati ottenuti durante lo Jallikattu acquisiscono un valore enorme all’interno della comunità del Tamil Nadu.

Esistono tre variante di questo sport indiano e sono:

• Vadi majuviraṭṭu: La categoria più comune dello Jallikattu. Il toro è rilasciato da uno spazio chiuso dove i concorrenti cercano di avvolgere le braccia o le mani intorno la gobba del toro e di mantenersi su di esso per vincere il premio. Un tentativo a ciascun concorrente è concesso. Questa è la variante più comune nei distretti di Madurai, Thanjavur e Salem.

  • Viraṭṭu Veli: In questa variante l’approccio è leggermente diverso come il toro che viene rilasciato direttamente nel campo aperto. Le regole sono la stessa di quella di vadi majuviraṭṭu. Questa è una variante popolare nei distretti di Sivagangai e Madurai.
  • Vaṭam manjuviraṭṭu: In questa variante, il toro è legato con un 15 m di corda (vatam significa “corda” in Tamil). Non ci sono altre restrizioni fisiche per il toro e, quindi, possono muoversi liberamente ovunque. Il periodo di tempo massimo indicato è di 30 minuti.

Il problema mosso dalle Associazione per i diritti degli animali sta negli incitamenti esterni che si usano per agitare l’animale, come alcool o peperoncino nell’ano, in modo tale da poterlo cavalcare per le finalità del gioco.

 

Ma lo Jallikattu di contro canto ha la peculiarità di salvaguardare le razze bovine. In India se ne contavano 130, ora solo 37. Nel Tamil Nadu sei sono le razze territoriale tutte in lenta scomparsa, ed è proprio tramite questa pratica che continuano a riprodursi ed a non estinguersi. La particolarità di ogni razza bovina sta nel come si è sviluppata in armonia con la natura circostante presentando numero diversità nelle strutture fisiche. Il Kangayams che si alimenta di erbe ricche di calcio e si presentano come animali molto robusti capaci di tirare 2,5 volte il loro peso o gli Umbalacherys che hanno le gambe più corte che gli facilitano il camminare i campi d’acqua presenti nella regione del Delta. Una pratica che per migliaia di anni ha preservato l’ecosistema e le sue differenze.

Lo Jallikattu, quindi, sembra essere semplicemente la miccia che sta facendo esplodere un risentimento locale dalle radici profonde e che, nel caos politico causato dalla morte dell’ex primo ministro dello stato del Tamil Nadu, Jayalalithaa Jayaram, si somma alla disaffezione generale verso un potere centrale, rappresentato sia dai giudici della Corte suprema sia dal governo federale di New Delhi, percepito come un’entità ostile e una minaccia costante all’identità culturale locale.

Per questo una pratica considerata «rurale» come lo jallikattu è diventato in questi giorni un simbolo capace di unire diversi strati della popolazione tamil, plasmando un movimento di protesta trasversale che tocca i ceti medio alti come i contadini.

 

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