Ricordi olimpici – 15 anni dallo storico oro: Steven Bradbury, l’unico rimasto in piedi

Quindici anni esatti. Quindici anni da quel 16 febbraio 2002, una data indimenticabile per Steven Bradbury, classe 1973, nazionalità australiana, vincitore di una medaglia d’oro nella disciplina short track alle olimpiadi invernali di Salt Lake City.

Quindici anni esatti. Quindici anni da quel 16 febbraio 2002, una data indimenticabile per Steven Bradbury, classe 1973, nazionalità australiana, vincitore di una medaglia d’oro nella disciplina short track alle olimpiadi invernali di Salt Lake City.

Il primo oro olimpico per un atleta proveniente dall’emisfero australe alle edizioni delle olimpiadi invernali. Un record, che assume un significato completamente diverso se si va a vedere come avviene. Nessuna superba prestazione da parte dell’atleta, sicuramente il merito di esser rimasto in piedi, la fortuna ha trascinato l’atleta australiano fino al gradino più alto del podio.

Bradbury arrivò alle olimpiadi nel peggiore dei modi, due gravissimi infortuni alle spalle e anni di risultati mediocri.  Quarti di finale, però, arrivò terzo e sulle prime venne eliminato: nello short track, infatti, passano sempre i primi due classificati su cinque partecipanti. Il giapponese Naoya Tamura, arrivato secondo, fu squalificato, qui la fortuna fa la sua prima apparizione e Bradbury fu così ripescato in semifinale.

Nella semifinale, che si disputò lo stesso giorno, Bradbury partì malissimo. Sembrava oramai fuori dai giochi con un netto distacco dal penultimo.Aspettare l’errore altrui: il coreano Kim Dong-Sung, che era secondo, durante l’ultimo giro perse l’equilibrio in seguito a un contatto e finì a bordo pista. Nel rettilineo finale, quando Bradbury era ancora al quarto posto, il giapponese Terao scivolò e travolgendo con sé il canadese Mathieu Turcotte. Dall’ultima posizione, Bradbury si ritrovò a entrare in semifinale come secondo.

Bradbury, comprensibilmente, entrò in finale senza grandi speranze di ottenere una medaglia. Sul Daily Telegraph troviamo una sua intervista volta a far luce sulla vicenda:

Speravo soltanto di trovare un’energia inaspettata nelle mie gambe, ma ero piuttosto scettico a riguardo: ero il più vecchio di tutta la competizione. Devi correre quattro gare in due ore e ti fanno fare solo mezz’ora di pausa. Non era realistico, per me, fare quattro gare in quel lasso di tempo. Non ero più nel fiore degli anni. Non avevo più le capacità di recupero di un tempo»

La finale è uno spettacolo, indescrivibile, un momento unico nel suo genere.

Partenza sulla falsa riga della semifinale, Bradbury restò dietro, ultimo. Ma anche stavolta all’ultima curva dell’ultimo giro, la dea bendata tocca il caschetto del nostro atleta australiano.

Bradbury era indietro di qualche metro rispetto ai primi quattro quando il cinese Li Jiajun, in terza posizione, inciampò dopo un contatto con l’americano Apolo Anton Ohno, cadendo rovinosamente, quest’episodio generò una serie di carambole fra tutti gli atleti presenti ad eccezion fatta di Bradbury. Rimase solo lui in piedi, di nuovo: medaglia d’oro.

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