Sport bizzarri – Il Kirkpinar, tra schiaffi, cinghie ed olio: per l’Unesco è un Patrimonio dell’Umanità

Ogni anno si sfidano oltre 1000 “pehlivan”, eroi, guerrieri, considerati come figure esemplari della società turca, generosità e onestà le caratteristiche principali

La lotta, uno sport antichissimo che risale a 2500 anni fa, uno sport che lo si ritrova in qualsiasi cultura e che ha lasciato numerosissime tracce della sua storia passata. In Egitto, nella tomba di Baqet III, ritroviamo delle scene che rappresentano le tecniche di lotta, così come in Grecia che trovò fortuna divenendo disciplina olimpica, come anche con gli stessi romani.Beni_Hassan_tomb_15_wrestling_detail

Dall’ambito militare a disciplina olimpica, la lotta la si ritrova ovunque con sfaccettature diverse e pratiche diverse ma è ai confini dell’Europa, nel confine bulgaro, nella Tracia, più precisamente ad Edirne l’antica Adrianopoli che vediamo svolgere dal 1346 il Kirkpinar, Yağlı güreş in turco, conosciuto a noi come lotta turca o lotta nell’olio, sport nazionale della Turchia. Si tratta della più antica competizione esistente al mondo. Non si è mai interrotta: dura da oltre 655 edizioni, differentemente dalle Olimpiadi riprese solo alla fine del 1800.

Le origini risalgono all’epoca del sultano Orhan intorno all’anno 1346, che di ritorno vittorioso dal campo di battaglia, si fermò nei pressi di Edirne dove si stazionò col suo esercito.

Come vuole la tradizione antica, i soldati accampati in questa distesa, iniziarono a praticare, per festeggiare il risultato ottenuto sul campo, la lotta. Era consuetudine consolidata che i soldati, da prima dei poemi omerici, si sfidassero in questi incontri dove venivano messe all’opera anche nuove tecniche di combattimento. Ovviamente si tratta di prese per bloccare e sottomettere l’avversario e non per arrecare danni più seri.

tumblr_njiataiBLy1snp17yo2_1280

La leggenda del Kirkpinar vuole che due soldati, due fratelli, si sfidarono così a lungo da morire stremati per lo sforzo. In palio vi erano un paio di calzoni in cuoio promessi dallo stesso sultano.

I compagni, colpiti da tale impegno e sforzo, li seppellirono insieme sotto un albero di fico dove appesero i calzoni in cuoio, il loro trofeo. Successivamente, vuole la leggenda, che proprio in quel punto, dopo diversi anni, non trovarono più la tomba dei due fratelli, nè tantomeno il premio, ma trovarono una sorgente con 40 bocche. Da qui il nome originale Kirkpinar, che vuol dire 40 sorgenti. Da questo momento in poi i giovani turchi ogni anno si incontreranno ad Edirne proprio per ricordare la leggenda dei due fratelli.

Ma le origini di questo sport sono diffuse in tutta l’area turcofona, é simile al khuresh tuvano, al kurash uzbeko e alköräş tataro, altre tipologia di lotta quasi identiche al kirkpinar, ciò indica proprio l’origine del popolo turco, popolazione nativa della zona dell’asia centrale fino alla Siberia.

 

Ogni anno si sfidano oltre 1000 “pehlivan”, eroi, guerrieri, considerati come figure esemplari della società turca, generosità e onestà le caratteristiche principali.

Si cospargono di olio rigorosamente turco per rendere la presa dell’avversario molto più difficile ed evitare escoriazioni, ricordando un pò la lotta greco-romana. Indossano i kispet, le braghe di cuoio, create dai più grandi artigiani turchi che le confezionano appositamente, ricche di dettagli. Inzuppandosi di olio, diventano ancora più pesanti rendendo i movimenti meno fluidi.

Vengono divisi in categorie, di età e peso, ed una volta sorteggiato l’avversario ci si reca sul campo e si aspetta il segnale del capo, l’Agha. Il tutto è accompagnato da musica tradizionale ottomana, i Mehter, i musicisti che accompagnavano le armate turche in battaglia, è una vera e propria cerimonia che tra incontri ritualizzati in gesti e regole, rimandano ad un passato millenario.

p514764672-3

Perfino il legame con la religiosità non è del tutto assente: poco prima dell’inizio degli incontri, i pehlivan vengono benedetti con la recitazione dello shahada, una dichiarazione alla fede islamica che indica la propria fede in circostanze dal forte contenuto emozionale, ed in questo caso invita i lottatori ad affrontarsi. È concessa una pausa agli atleti ed al pubblico per le cinque preghiere giornaliere, ma quel che colpisce è il sostrato preislamico, che si riflette in talune pratiche residuali. Si pensi solo al tocco della terra, antica divinità asiatica, si credeva restituisse forza al lottatore.

La manifestazione si apre con una danza che vede protagonisti gli stessi atleti, dimostrandosi per niente goffi, compiendo il cerimoniale con fierezza, ad indicare la grandezza culturale di questo sport per i locali.

Le regole sono poche rispetto a quelle che disciplinano gli stili occidentali. Si punta più su una tradizione che su divieti dettagliati. Un lottatore può afferrare il kispet, le braghe di cuoio, del suo avversario in modo da controllarlo o atterrarlo.  Nonostante questa libertà, colpire è un pò problematico, e la discrezione dell’arbitro è fondamentale. Colpi a mano aperta sono comuni nella parte posteriore del collo dell’avversario. Anche colpire il volto con una mano aperta è tollerato, anche se questo può portare a pugni estemporanei e gli eccessi d’ira. In questo caso l’arbitro ferma l’azione e ammonisce entrambi i lottatori. Il loro fisico eccezionale e la resistenza di fama mondiale sono principalmente il risultato della pratica della lotta turca, poiché le palestre come le intendiamo noi non sono molto diffuse e tollerate dall’Islam.

Il Kirkpinar si dimostra un concentrato di forza, potenza di presa, strategia e abilità, portando a vincere chi riesce a mettere spalla a terra l’avversario che alla fine viene rispettosamente salutato.

Un tempo in palio vi erano capi di bestiame, ciò che riuscivano a procurare gli sponsor insomma. Ora invece la manifestazione è cambiata molto: in palio c’è una cintura di oro massiccio con le consuete coppe e medaglie. Il Kirkpinar si svolge tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, tra celebrazioni e combattimenti dura una settimana.

Il Kirkpinar è una delle più autentiche tradizioni della Turchia tanto che dal 2010 l’UNESCO ha dichiarato questo sport come Patrimonio dell’Umanità. Il tutto fa capire l’importanza storica e culturale del kirkpinar, trasmesso in diretta tv in Turchia, un amalgamante culturale che dura nei secoli.

 

 

 

 

 

 

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy