(VIDEO) – Dal gestaccio al Napoli, ad una nuova vita: così Gerbaudo può diventare una bandiera irpina

Gli dèi del pallone gli hanno finalmente offerto l’occasione della redenzione. Curiosamente proprio in Campania, dove tutto ebbe inizio. Ora Gerbaudo deve prendersi l’Avellino e trascinarlo. Non se ne pentirà

Stadio San Paolo, 16 aprile 2013, gara di ritorno della finale di Coppa Italia Primavera tra Napoli e Juventus. È il quarto minuto del secondo tempo supplementare quando Mattiello spezza l’equilibrio realizzando il gol decisivo per il 2-1 finale a favore dei bianconeri. Poi arriva l’esultanza ed è qui che entra in gioco il protagonista di questa storia, Matteo Gerbaudo. Il giovane centrocampista, accecato dal sentimento di rivalità, festeggia in maniera smodata prima zittendo il pubblico e poi rivolgendogli plateali gestacci a sfondo sessuale. Un gesto immaturo e inqualificabile, di cui oggi il nuovo numero 8 dell’Avellino preferisce non parlare e del quale si è profondamente pentito, che costa caro al giovane talento. Non tanto per la squalifica (tre giornate di stop), quanto per le reazioni del mondo del calcio. Tutta Italia ne parla: c’è chi chiede il Daspo, chi comincia ad insultarlo e a minacciarlo sui suoi profili social, mentre il dirigente della Juventus Pessotto chiede scusa e lo ammonisce. «Certi gesti» – dirà l’ex difensore dei bianconeri – «non appartengono alla Juventus». Parole che fanno male come una coltellata per un ragazzo cresciuto con il sogno di indossare un giorno la maglia della sua squadra del cuore. Un sogno che non si spezza subito, visto che il club gli fa firmare un quadriennale e gli affida anche la fascia da capitano, ma che pian piano si allontana fino a svanire del tutto. Come se gli dèi del pallone volessero fargli pagare quel gesto sconsiderato. Quella macchia, infatti, unita a qualche scelta di carriera sbagliata (Pordenone) e ad un bel po’ di sfortuna, ne ha pregiudicato sin qui il cammino. Non si spiegherebbe altrimenti come un giocatore dalle sue qualità, tra i protagonisti della salvezza del Cuneo nella passata stagione, possa ritrovarsi svincolato a metà agosto ed essere costretto a ripartire dalla polvere della Serie D. Uno spreco di talento per un centrocampista dotato di una visione di gioco fuori dal comune e di una spiccata propensione al gol. Eppure, nonostante tutto questo, Gerbaudo potrebbe finalmente aver trovato in biancoverde il suo paradiso. Al netto della categoria Avellino è una piazza ambiziosa, con un progetto serio alle spalle e con il desiderio e la necessità di aggrapparsi a nuovi leader tecnici e carismatici. Un bisogno che riguarda anche i tifosi, che nel frattempo si sono già lasciati conquistare dal suo modo di toccare il pallone dandogli del tu e dalla sua propensione al sacrificio, che ieri lo ha portato a rendersi utile praticamente in tutte le zone del campo dopo aver realizzato lo storico primo gol del nuovo corso. A 23 anni, per Gerbaudo è arrivato il momento di svoltare. Di compiere il definitivo salto di qualità. Di passare da “ex giovane promessa” a leader. L’Avellino lo sa e per questo di fronte alla possibilità di puntare su di lui non ci ha pensato due volte: per età e qualità può essere il simbolo della rinascita. Gli dèi del pallone gli hanno finalmente offerto l’occasione della redenzione. Curiosamente proprio in Campania, dove tutto ebbe inizio. Ora Gerbaudo deve prendersi l’Avellino e trascinarlo. Non se ne pentirà.

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