La Sidigas ieri sera ha deciso di chiudere consensualmente il rapporto con Nenad Vucinic. Al suo posto, “promosso” uno dei suoi assistenti, Massimo Maffezzoli. Il giovane allenatore, già vice di Sacchetti a Sassari e ora anche in nazionale, avrà il compito di risollevare il morale alla piazza e di portare la Sidigas ai playoff.
Queste le sue parole nella conferenza stampa al PalaDelMauro: “Ringrazio la proprietà per questa opportunità, già questa estate è stato un piacere accettare l’offerta di Nicola. Oggi è una grande sfida che accetto con onore. Mi gratifica molto e sono soddisfatto di questo. E’ una nuova sfida, sono orgoglioso ed è anche una prima volta che mi viene data l’opportunità di essere capo allenatore e spero di poter far parlare il campo. Quando uno paga per le colpe di tutti, è chiaro che ci si aspetta una reazione di orgoglio e un cambio di energia. Bisogna ripartire dall’energia e dalla giusta intensità ed è una cosa che ho ribadito già nella giornata di oggi. Andremo a giocare la migliore partita o la peggiore, perchè sarà una sfida difficile, affrontiamo uno scontro diretto importante, loro stanno bene, noi no, ma è la partita giusta per dimostrare se abbiamo capito gli errori fatti e se stiamo sulla strada giusta per ripartire bene. Conta tantissimo questa esperienza, sarà un passaggio importante per la mia carriera. Chiaramente c’erano dei problemi in passato e su questo non ci nascondiamo. Si è chiusa una porta e ne apre un’altra. Questo mese dobbiamo mettere da parte il passato e si riparte per raggiungere i nostri obiettivi. Tutti ripartono alla pari, anche chi magari in passato trovava poco spazio. I prossimi 35 giorni sono giorni importanti per il futuro di tutti. Devo trovare il modo per farli rendere, ho trovato grandissima disponibilità di tutti e sono sicuro che tutti si giocheranno le loro carte per trovare maggiore spazio, per ottenere più minutaggio e tanto altro. Tutti devono sentirsi coinvolti. A Sassari ce la giocheremo. Io voglio che la squadra qualora dovesse perdere, sia perchè loro siano stati migliori di noi e non per nostre mancanze e avere così rimpianti. C’è bisogno impegno e coesione di tutto il gruppo e bisogna iniziare a parlare tutti la stessa lingua. La risposta a tutte le domande passa dal lavoro quotidiano”.
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