20 minuti per cambiare una stagione (di Alfredo Bartoli)

Da dove partire per commentare questa gara? Forse si dovrebbe partire dal dato più importante, quello delle vittoria dopo cinque sconfitte consecutive. O magari si potrebbe iniziare parlando del secondo tempo di Avellino e da quel parziale di 0-24 che ha rivoltato la partita come un calzino e (soprattutto a noi che piacciono tanto le statistiche) ha fatto tornare in mente un altro terzo quarto, quello della prima giornata di ritorno del campionato 201011 quando, al PalaDelMauro, la Benetton Treviso segnò un solo punto (di Brunner) a fronte dei 26 subiti da una Scandone un po’ diversa da quella attuale (tranne che per l’allenatore). Potremmo anche parlare della parabola discendente di Sundiata Gaines, dannoso e, ancora una volta, incapace di essere playmaker (un solo assist anche stasera e di media siamo a 2.6 con 1.9 perse) e invece vogliamo partire dalle immagini di fine partita: l’abbraccio di coach Vitucci a fine partita prima con il suo staff, poi con i vicepresidenti De Cesare e Malzoni, e infine con Adrian Banks, il suo uomo, che anche stasera ha dimostrato tutta la sua “fedeltà”. Ma anche i cinquanta tifosi biancoverdi che applaudano una squadra che, finalmente, gli ha dimostrato qualcosa, anche se solo per 20 minuti, anche se contro avversari, (con tutto il rispetto) di valore inferiore. 20 minuti in cui si passa dal -8 del primo tempo (36-28) al 62-77 finale grazie ad un parziale devastante di 7-31 in un terzo quarto in cui la difesa biancoverde concede solo canestri dalla lunetta ai padroni di casa. L’arrendevolezza del primo tempo si trasforma in una vera e propria aggressione “sportiva”che si abbatte su Pesaro e su tutta l’Adriatic Arena, trasformando una sconfitta da psicodramma certo, in una vittoria agevole, con 10 minuti di garbage time. Non sappiamo cosa sia successo negli spogliatoi durante l’intervallo, e neanche ci deve interessare. L’importante è che è accaduto. E soprattutto è importante tutto quello che quell’intervallo ha fatto scaturire, ovvero la ritrovata serenità negli occhi di tutti i protagonisti: staff tecnico, giocatori, dirigenza e tifosi. Solo se quegli occhi guardano nella stessa direzione si può pensare di fare qualcosa di positivo e, magari, anche di importante: l’unità di intenti di tutto l’ambiente è fondamentale, perché è stato, è e sempre sarà il “segreto di Pulcinella” dei successi della Scandone. E fa niente che, per trovare questa unità, si è dovuto prima toccare il fondo. Il campionato è ancora lungo, per cui basta guardarsi indietro o avanti, le tabelle lasciamole agli altri, così come i commenti e le disamine. Il tifoso biancoverde, al fioretto, ha sempre preferito la sciabola: questa sera è stata usata per 20 minuti, ma la speranza è che, entro la fine del campionato, si riuscirà ad usare per una partita intera

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