Avellino, il cammino continua: destinazione Catanzaro

Non è finita finché non è finita. In una Serie B così umorale, più che un luogo comune è una regola non scritta. L’Avellino lo ha capito in tempo, ha custodito quella fiamma quando sembrava destinata a spegnersi e l’ha alimentata fino a farla diventare qualcosa di più grande. La salvezza, blindata con tre giornate d’anticipo, era il traguardo dichiarato. Il resto, invece, è nato piano, quasi in silenzio. Un sogno che si è preso spazio settimana dopo settimana, fino a diventare una cavalcata con contorni sorprendentemente concreti.

Contro il Modena non c’erano alternative. Bisognava vincere. E i lupi hanno risposto presente. Il destino, però, non si giocava solo al Partenio-Lombardi. Passava tra il Manuzzi e lo Stirpe, dove Cesena e Mantova affrontavano rispettivamente Padova e Frosinone. I bianconeri sono caduti sotto i colpi dei biancoscudati, mentre i ciociari si sono presi la scena con un pokerissimo sui biancorossi, volando in Serie A. Un incastro perfetto, di quelli che nello sport sanno di occasione da prendere al volo. E così si aprono le porte dei playoff.

Undici anni dopo

Non brillante, ma sempre con il pallino del gioco in mano. Il primo tempo è scivolato via lento, quasi sospeso, con poche emozioni e l’unico vero sussulto firmato da Russo. Serviva un episodio, una scintilla. È arrivata con la fuga di Missori sulla sinistra, pallone teso in mezzo, poi il tocco sfortunato del debuttante Begaria. Una giocata sporca quanto basta per rompere l’equilibrio. Nella ripresa, l’Avellino è sceso in campo con maggiore vivacità. Il forcing finale ha prodotto occasioni nitide, almeno quattro, con Patierno, Insigne e il subentrato Palumbo. Il Modena, nonostante fosse sceso in campo già certo del sesto posto, ha difeso con solidità e onorando l’impegno fino all’ultimo. Alla fine, non è arrivato il gol della sicurezza per i biancoverdi. Ma è arrivato il triplice fischio dell’arbitro. È bastata quell’autorete a consegnare tre punti che pesano più di quanto dicano i numeri. Terminate le sfide anche del Manuzzi e dello Stirpe, è partita la festa al Partenio-Lombardi. Undici anni dopo, i playoff tornano a essere realtà. L’ultima volta era la stagione 2014/15 con Rastelli in panchina. Allora, i biancoverdi chiusero ottavi con 59 punti, in una Serie B a 22 squadre.

Il coraggio delle scelte

I conti si fanno alla fine, è vero. Ma è altrettanto vero che un primo bilancio è già possibile tracciarlo. L’Avellino, da neopromosso, era partito con il chiaro obiettivo di blindare la permanenza in categoria. I 25 punti del girone d’andata, poi la crisi. Una squadra smarrita, dando l’impressione di non avere più la forza per rialzarsi. È lì che la stagione ha cambiato volto. Il pallino è passato nelle mani della società. Via Biancolino, dentro Ballardini. Una decisione coraggiosa, ma che il presidente D’Agostino ha sostenuto con convinzione, anche quando era difficile farlo. Ballardini ha rimesso ordine, ha restituito certezze, ha dato una forma nuova a una squadra che sembrava averle perse. L’ha presa per mano e l’ha riportata esattamente dove si trova oggi. Ad accompagnare questo percorso di lavoro, c’è stata la profonda convizione mai venuta meno proprio del presidente D’Agostino di poter arrivare oltre l’8 maggio. E alla fine, il calcio, come spesso accade, ha premiato chi ha avuto il coraggio di osare. Così l’Avellino si è presa, con merito, un posto nella post-season. Adesso il viaggio continua, destinazione Catanzaro, con la sensazione di potersela giocare, seppur consapevoli delle insidie del match. Poi, vada come vada, resterà una stagione da incorniciare.

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