Avellino, centottanta minuti alla fine: la salvezza in tre istantanee

Un'analisi a cura di Antonio Fusco

Centottanta minuti al termine della stagione regolare. Diecimila e ottocento secondi separano l’Avellino dai Play-Off. Ma, alle spalle, i biancoverdi hanno tremiladuecentoquaranta minuti giocati. Alcuni di questi impervi; diversi sfortunati, oltre quelli propizi; ma altri, invece, trionfanti. Di quelli che non si dimenticano. Perché l’Avellino ha raggiunto la salvezza, in anticipo, tenendosi aggrappata alla B e non lasciandola mai andare. Ed ora che il resto è tutto guadagnato, possiamo fermarci e girarci nell’altro verso ad osservare i tre momenti decisivi. Quelli che hanno reso memorabile questa stagione.

Avellino, il trittico dei sogni: Catanzaro-Mantova-Bari

La prima istantanea, ci riporta al minuto 95 di Avellino-Catanzaro quando Antony Iannarilli, portiere biancoverde, decide di lasciare i pali raggiungendo i compagni in area di rigore e di provare a lasciare il segno. È il minuto in cui Insigne batte il calcio d’angolo e il numero 1, di testa, insacca un pallone che diventa storia. È l’ultimo respiro di Avellino-Catanzaro, un attimo prima del triplice fischio, un istante prima che tutto si chiuda con un punto che sa di conquista.

Poi c’è stata la partita di Mantova in cui l’Avellino ha conquistato tre punti di platino in una gara spartiacque che avrebbe potuto sigillare la salvezza anche con la conquista di un solo punto e che, invece, ha aperto uno spiraglio sulla zona Play-Off.

Spiraglio, che è diventato una finestra nella gara casalinga dello scorso venerdì contro il Bari: la partita della maturità, con un Avellino quasi perfetto, a tratti dominante e senza sbavature. Insomma, una crescita costante e progressiva quella dei lupi, anche figlia della capacità di mister Ballardini di leggere le partite, con sostituzioni quasi sempre funzionali al singolo piano gara.

Avellino, il fattore aggiuntivo: Ballardini

Difficile descrivere il ruolo del tecnico, da quando è arrivato, con poche parole. Ballardini è un motivatore, capace di esaltare le qualità di ogni suo calciatore, consentendogli di esprimersi al meglio nel ruolo a lui più congeniale.

Insomma quello “Ballardini” può dirsi un metodo che ha un diktat con tre parole chiavi. “Persone, uomini e lavoro”. Parole semplici, pulite, essenziali. Parole su cui l’Avellino ha costruito la sua rinascita, ha fatto partire la “rivoluzione ballardiniana”. Una rivoluzione senza esasperazioni, piuttosto una naturale esaltazione di un allenatore che, come detto, ha saputo innanzitutto valorizzare gli uomini a disposizione. Lo ha fatto con una presenza silenziosa ma costante, anche vivendo l’Irpinia ma senza il bisogno di ostentare. Un tecnico di sostanza, riservato, che preferisce i fatti alle parole. Che, anzi, alle parole fa sempre seguire fatti. 

Un metodo con cui Ballardini è andato oltre l’obiettivo stagionale portando l’Avellino, ad oggi, ai Play-Off. Facendo tutto senza proclami, senza autoreferenzialità, in barba agli scettici.

Un binomio, dunque, quello tra il club irpino e il tecnico ravennate, che sembra avere tutte le caratteristiche e le condizioni per poter proseguire, ascoltando anche gli intendimenti e la volontà della società.

Il meglio deve ancora venire

Un cammino ancora lungo sulle strade d’Irpinia, quello dell’allenatore ex Genoa, che rappresenta un’ottima base per il futuro e che consentirà di ripartire da uno stile riconoscibile, che va rafforzato, non disperso.

Non è, però, ancora tempo di entrare in fase di commento, ci aspettano gli ultimi, complicati, centottanta minuti della stagione regolare ma forse, con la salvezza ormai in cassaforte, un Avellino sempre attento ma libero e leggero potrà regalarci quel “pizzico di sogno” che non guasta mai.

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