Final Eight dovevano essere e Final Eight sono state. Poi stop. Si va a Desio, ma non per meriti propri: si deve ringraziare un ex biancoverde (che qualcuno ad Avellino si prende anche il lusso di fischiare, pur sapendo bene quanto ha fatto per questa società) come Luca Dalmonte che, con la sua Roma, batte Cantù al Pianella, dando il via libera definitivo ai biancoverdi. Quella di stasera è una partita difficile da raccontare per un semplice motivo: non c’è stata. Il 67-91 finale in favore di Varese fa preoccupare molto di più di quanto possa essere la gioia per aver raggiunto il primo (comunque prestigioso) traguardo stagionale. Penso che l’unico dato che possa fotografare “degnamente” la partita di stasera siano i 4 falli commessi in 17 minuti dalla Scandone. E’ decisamente superfluo aggiungere altro. Ad obiettivo raggiunto iniziano processi e si cercano capri espiatori: potrebbe sembrare un’assurdità, ma non è così. Non c’è attenuante che tenga per Vitucci e i suoi, e non può esserci scusa che possa giustificare una prestazione così indecente per atteggiamento, voglia, volontà e gioco espresso. E’ una di quelle sconfitte che non può non lasciare strascichi, che non può che far riflettere ogni componente di questa società. L’incontro di domani tra proprietà e allenatore è indispensabile e inevitabile per capire cosa non va di questa squadra che non è mai riuscita ad avere una continuità di rendimento e un equilibrio. “Lo choc” che coach Vitucci auspica non può che avvenire con decisioni drastiche (che non vuol dire tagliare Cadougan, o sostituire Cortese, soprattutto alla luce della prestazione fornita stasera da un paio di titolari). C’è bisogno di chiarezza, di scelte definitive e correzioni precise di un roster che in 15 partite, oltre a palesi limiti tecnici (mancanza di un tiratore vero, panchina poco produttiva, equilibri mai trovati), non ha mai dato una scossa emotiva, non ha mai creato empatia. Ed è forse proprio questa la cosa più grave, l’accusa più pesante a questo team. Adesso ci sono 15 giorni (almeno la pausa per l’inutile All Star Game italico serve a qualcosa) per prendere le decisioni giuste, perché c’è un quarto di Coppa Italia da giocare (ed immaginiamo che nessuno voglia andare a Desio in gita), oltre ad un intero girone per conquistare la post season. Ci sono già sette vittorie in classifica e da quelle bisogna partire, per provare a costruire qualcosa che vale. Sono ormai 3 anni che il PalaDelMauro non vibra più, non gioisce, non piange, non si emoziona e non riesce più ad essere trascinante. Anche a colpa di una proprietà che ha reso asettico un ambiente che una volta era sinonimo di condivisone, mentre adesso si prende il lusso di fischiare la propria squadra anche quando è in vantaggio e prende ogni sconfitta come un atto di lesa maestà (ovviamente non mi riferisco ai fischi, più che mertitati, di stasera). E’ arrivato il momento di cambiare atteggiamento, e questo deve valere per tutti e a tutti i livelli: gli errori sono stati commessi, ma adesso bisogna iniziare a correggerli. Due settimane per ricompattarci: squadra, società, pubblico, per tornare ad essere lupi, per riconquistare quella Scandone che faceva vibrare, gioire, piangere ed emozionare.