Montorro: “La Sidigas uscirà presto dalla crisi, Vitucci dia più spazio agli italiani”

Un girone d’andata tra alti e bassi ma con la certezza di poter invertire la rotta dalla prossima gara di domenica pomeriggio a Venezia (ore 18:15), provando ad evitare gli errori sin qui commessi. Franco Montorro, ex Direttore della rivista “Superbasket”, esprime un giudizio positivo sul cammino sin qui svolto dalla Sidigas Avellino: “Al termine del girone di andata credo che si possa tracciare un bilancio tutto sommato positivo offerto dalla Scandone. Di certo le ultime tre sconfitte spingono a vedere il bicchiere mezzo vuoto ma, a mio avviso, sarebbe bastata una vittoria nell’ultima partita per non parlare di Avellino in difficoltà. Gennaio sin qui non è stato un mese facile ma credo che la pausa possa aver giovato sia dal punto di vista psicologico che fisico sia per sistemare le cose”. Tra i giocatori biancoverdi che hanno impressionato maggiormente il cronista, in passato responsabile dello sport per il quotidiano “La Stampa”, la scelta ricade su due elementi: “Anosike senza ombra di dubbio perché sta confermando quanto di buono fatto vedere nella passata stagione. E’ il leader indiscusso nella classifica dei rimbalzi, è un atleta giovane che ha soli ventiquattro e che ha ottimi margini di miglioramento per il suo futuro cestistico. Mi convince anche lo stesso Adam Hanga: la sua convocazione all’All Star Game non è arrivata a caso”.

Montorro ritiene che, fatta eccezione per Cavaliero, lo scarso impiego dei cestisti italiani della panchina sia una delle note dolenti della Sidigas: “Noto un evidente divario tra il gruppo degli americani e quello degli italiani. Da sempre io sono un sostenitore degli italiani e dispiace vedere giocatori come Cortese e Lechthaler che trovano poco spazio pur avendo grandi qualità. Auspico che nel girone di ritorno possano avere il giusto minutaggio e contribuire maggiormente alla causa biancoverde”.

Il giornalista di origini bolognesi riconosce i grandi passi in avanti compiuti da coach Vitucci nell’arco delle sue numerose esperienze di capoallenatore: “Nella sua carriera si è sempre migliorato, lo ricordo ai tempi di Imola, in quella squadra in cui giocava anche Vincenzo Esposito, in cui era considerato uno specialista dell’attacco. E’ riuscito a cambiare anche il suo modo di rapportarsi, a perfezionare la sua figura professionale. Credo che per quanto lo si possa criticare,sia uno dei migliori allenatori italiani in circolazione, bravo a saper far mercato e gestire gli organici con il budget a disposizione”.
Avellino insieme a Caserta, Brindisi, Capo D’Orlando e Sassari, rappresenta da quindici anni il meridione d’Italia nel massimo torneo della palla a spicchi italiana. Un merito che va riconosciuto alla piazza irpina alla luce dei tanti sforzi sostenuti nel corso del tempo: “In Italia è sempre più difficile fare sport, fare pallacanestro, in particolare al Sud. La Sidigas ha trovato un suo equilibrio all’interno di un panorama in cui Milano domina ed è ricandidata a vincere lo scudetto, Venezia sta ritornando ai fasti di un tempo. Avere realtà come Brindisi, Sassari, Caserta e Capo D’Orlando contemporaneamente in serie A era qualcosa di impensabile fino a qualche anno fa. Soffermandoci sulla Scandone ritengo che il suo obiettivo costante, oltre ad avere una solidità societaria, deve essere quello dei playoff anche perché sarebbe utopistico ritenere che possa aspirare alla vittoria del Tricolore”.
Sul banco degli imputati è finito il playmaker Sundiata Gaines, protagonista di una inversione di tendenza nelle ultime uscite dopo aver incantato tutti nel mese di dicembre, tornando con la memoria alla sua prima stagione italiana a Cantù: “E’ un giocatore giovane, che non ha compiuto nemmeno trent’anni. Se in condizione può fare la differenza a patto che non cada nell’errore di esser frenetico. Inoltre il suo dato nel rapporto con le palle perse non lo condanna. Può essere il valore aggiunto della Sidigas”.
Sullo stato di salute che vive la pallacanestro italiana, Montorro ritiene che le attenzioni della Lega si stiano focalizzando su temi di secondaria importanza rispetto ad un movimento che valorizza sempre meno il prodotto basket, soprattutto in termini di comunicazione: “La Lega, non da oggi ma da tanto tempo, ha rinunciato ad uno suo ruolo politico, a fare anche della cultura cestistica. Ci si arrovella su questioni minori come quelle dei diritti televisivi ma la vera formazione del prodotto pallacanestro non avviene come un tempo. Scontiamo anche l’assenza di grandi personaggi che non producono più quell’entusiasmo intorno al basket nostrano. Vedere Pozzecco all’All Star Game lo ha portato ad essere uno dei veri protagonisti. Ma quindici anni fa ne avevamo molti di più.”

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