Quante volte lo avrò scritto questo incipit? Non saprei, più di dieci volte di certo, forse venti o trenta. Chi scrive di basket ha anche di questi problemi. E’ inevitabile. Poi chi scrive per il club per cui tifa, per cui ha lavorato 4 anni, e ha vissuto trasferte, Final Eight e serie play off a stretto contatto con la squadra, diventa praticamente impossibile. E allora bisogna fermarsi un attimo, casomai bersene un paio o fumarsi una sigaretta, e ritrovare la lucidità per scrivere e commentare una partita che la Scandone ha prima preparato e poi interpretato in maniera fantastica e che meritava di vincere senza alcun tipo di discussione. Una partita in cui, tutto d’un tratto, la Scandone si è ritrovata Squadra (e la S maiuscola non è un errore di battitura), lasciandosi alle spalle tutte le brutture e gli isterismi della prima metà di stagione, e dimostrando, per la prima volta, di meritare questa canotta.
Vitucci sa che il palcoscenico delle Final Eight è diverso per sensazioni e adrenalina, soprattutto se sei “underdog” . Ed è da questo aspetto che nasce il capolavoro, purtroppo incompiuto, del coach biancoverde e del suo staff. Milano dopo cinque giorni non è cambiata: è sempre più grossa, più atletica e più talentuosa, ma stavolta gioca anche con tutta la pressione del mondo addosso perché questa coppa la deve vincere. E l’EA7 non ha ancora le spalle così grandi da reggere una pressione del genere.
Avellino accetta di giocare a sportellate contro uno squadra in cui tutti vanno spalle a canestro (a un certo punto mancava solo che Banchi prendesse posizione contro Vitucci…), decide di sporcare fisicamente la partita e,appoggiandosi ad un Luca Lechtaler mostruoso, tiene Milano al 41% al tiro (221 da tre), a 21 perse (di media i biancorossi ne perdono 13) restando sempre in scia e, anzi, provando a strappare in più di un occasione (+ 6 a 6 minuti dalla fine sul 43-49). La Scandone paga un po’ a rimbalzo (25 extrapossessi per Milano) ma il lavoro da “libro cuore” in difesa (anche 12 recuperi) non fa mai pagare dazio ai biancoverdi che in attacco, giocoforza , sono poco lucidi (anche oggi 115 da oltre l’arco) ma riescono a trovare prima in Banks (9 punti ) e poi in Harper (19) e Hanga (15) terminali abbastanza affidabili. L’assenza di Anosike (faringite) non si fa sentire anzi, ha la capacità di far salire tutti di livello. L’intensità resta altissima fino alla fine e anche quando Milano sorpassa sul 54-53 i biancoverdi non tremano, continuando a fare tutto quello che si erano prefissati. Neanche il quarto fallo di un ottimo Hanga fa cambiare atteggiamento ai lupi tanto che Lechtaler (chi se non lui), da vincente vero, infila i liberi del 56-57 con poco più di un minuto da giocare.
Milano è in apnea, Gentile forza in attacco senza successo e Gaines, dall’altra parte, fa la cosa giusta: batte Hackett e si guadagna due liberi. Sembra fatta ed è giusto che finisca così perché questi ragazzi e i loro coach, dopo tante amarezze, una soddisfazione del genere se la meritavano e, senza dubbio, se l’erano anche guadagnata. E invece per il basket tutto questo non vale, perché è si sport pieno di numeri, statistiche e proiezioni, ma è anche fatto di episodi: e quelli dell’ultimo minuto sono tutti per Milano, dall’12 di Gaines dalla lunetta (56-58), al tap in di Samuels non tagliato fuori da Harper dopo l’ennesimo, immaginifico aiuto dell’omono biondo da Mezzocorona (58 pari), alla palla persa di Banks a 19 secondi dalla fine, al canestro del 60-58 di Brooks (dannoso più della grandine fino ad allora) con 94 centesimi di secondo da giocare.
In un mondo giusto, la tripla della disperazione di Hanga sarebbe andata dentro e avrebbe dato la vittoria a chi la meritava sul serio. Ma questo non è un mondo giusto. E’ un mondo dove sopravvive chi ha coraggio, voglia, tenacia, valori, rispetto: tutto quello che, finalmente, oggi ha dimostrato di avere anceh questa squadra. Una squadra che oggi ha fatto sentire orgogliosi quei fantastici tifosi biancoverdi che hanno scaldato il PalaDesio (altrimenti di una desolazione inquietante, per quella che dovrebbe essere una festa e una vetrina per il basket italico) e che vogliono soltanto vedere altre 11 partite così. E poi vedremo come andrà a finire.