Sidigas Avellino: in un mese “dalle stelle alle stalle”. E i tifosi inveiscono contro Sacripanti

Sidigas Avellino: in un mese “dalle stelle alle stalle”. E i tifosi inveiscono contro Sacripanti

L’analisi di un crollo verticale della Scandone nel giro di un mese. Il più bersagliato, coach Sacripanti

di Marco Costanza, @MarcoCostanza5

Quando c’è da fare i complimenti siamo sempre in prima fila. Ed è giusto elogiare una realtà avellinese che da anni è nell’elite del basket italiano. Però è giusto, quando determinate cose non vanno per il verso giusto, fare delle critiche, ovviamente costruttive.

E dopo la deludente uscita di scena di ieri sera della Scandone dalla Coppa Itaia, al primo turno, perdere alcuni minuti per fare alcune riflessioni, non guasta.

In un mese la Sidigas Avellino è passata dalle stelle alle stalle. Ricordiamo ancora tutti quel sabato sera di metà gennaio quando si espugnò il Pala Trento con i lupi che diventavano Campioni d’inverno, sfatavano un tabù e marcavano il record di punti societari nel girone di andata. Ad Avellino e provincia non si parlava altro di Scandone, di scudetto, di squadra stellare, imbattibile. E ovviamente arrivare da primi alle Final Eight aveva fatto esplodere l’entusiasmo, con gente che da settimane aveva in possesso i biglietti di treno per Firenze e di camere di albergo prenotate nel capoluogo toscano. Purtroppo, in un mese, quell’entusiasmo è svanito del tutto.

Un calo fisiologico ci può stare, dopo due mesi a tutta birra, anche se adesso la Sidigas è ancora prima in campionato – sia chiaro – ma a metà febbraio sono svaniti già due obiettivi stagionali della società. Il primo è la mancata qualificazione agli ottavi della Basketball Champions League nella settimana scorsa e la delusione Final Eight di ieri sera. Se quella europea è stata una delusione smaltita in fretta, con molti che vedevano quella competizione quasi come un impiccio, un dispendio inutile di energie, quella dalla Coppa Italia ha scatenato la delusione e la rabbia dei tifosi biancoverdi.

Sui social si legge della delusione,  frustrazione soprattutto da quelli che erano giunti a Firenze sicuri di una grande prova della Sidigas, sicuri di poter arrivare fino in fondo al torneo. Per l’amor di Dio di fronte c’era una grande squadra come Cremona, allenata da un grande allenatore, come Meo Sacchetti, Ct della Nazionale italiana e che in passato è già stato artefice di grandi imprese. Una Cremona che ieri non ha rubato nulla, anzi, ha dimostrato come partire a fari spenti, spesso, faccia più che bene. La rabbia dei tifosi irpini è confluita in modo particolare contro coach Sacripanti. Un tecnico amato, mai discusso, capace di riportare la squadra biancoverde ai vertici del basket nazionale ma, purtroppo, incapace di fare quel salto di qualità nei momenti chiave della stagione.

In tanti avevano già messo Pino sulla graticola al termine della scorsa stagione contro la Reyer Venezia, ammettendo come il coach avesse in qualche modo sbagliato l’approccio a quella serie di semifinale scudetto contribuendo all’eliminazione della Scandone, un un anno, dove, il tricolore poteva davvero essere portato a casa. Quest’anno le cose sono andate subito alla grande: solo tre sconfitte nel girone di andata, contro tante difficoltà ed infortuni soprattutto. La squadra, per lunghi tratti, aveva mostrato un basket stupendo, un gioco di altissima intensità. Non che questo si sia perso. Anche ieri sera si è vista una bella Sidigas per molti minuti della gara ma si è persa quell’energia che aveva contraddistinto la Scandone nei momenti chiave. Purtroppo, nelle partite punto a punto, ultimamente, la squadra di Sacripanti, sul più bello, sembra sciogliersi anche quando ha la gara in pugno. Cosa che qualche mese fa, invece, era girata a favore della Scandone. Ricorderete Milano (e quel canestro di Filloy), Sassari, Venezia, Varese. Tutte gare vinte al fotofinish ma vinte con quella voglia, quella energia, che ora non c’è. Il canestro di Filloy a Milano, che resterà negli occhi di tutti per mesi, è la sinstesi perfetta di una squadra che non demordeva, una squadra dura a morire. Quel canestro, oggi, non entrerebbe neanche dopo 100 tentativi ma non per mettere in discussione le qualità tecniche ma perchè quella voglia, quell’energia, sembra svanita. E le sconfitte chiave, ora come ora, sono tante.

Non dimentichiamo di Brescia in casa, stessa gara persa in maniera simile, con una Scandone per diversi minuti in controllo. E in altre gare di Champions, soprattutto al Pala Del Mauro. E’ accaduto a Bonn, settimana scorsa, dove ormai la qualificazione era acquisita, per poi suicidarsi da soli. E’ accaduto ieri sera con Cremona quando sembrava ormai fatta. Le colpe sono di tutti ma i tifosi hanno notato diversi errori tecnici dello staff.  Ma in modo particolare ventiquattro ore fa: Rich 42, Fesenko 34, Filloy 37, Leunen 38. No, Non sono i punti bensì i minuti dei giocatori in campo. Perchè non dare fiducia alla panchina? Certo, in molti erano incappati in una serata storta, ma perchè non dargli fiducia? Fesenko nei minuti finali era sfiancato dalla fatica dopo una gara pazzesca e da Mvp. Lo stesso dicasi per Filloy e Leunen, con il capitano tra i più deludenti. E i vari Zerini, Fitipaldo e  soprattutto Scrubb, l’uomo dalle mille risorse, soprattutto in gare simili, che fine hanno fatto? Il canadese con solo una manciata di minuti in campo quando diverse gare le ha decise lui dalla panchina. Insomma, come ammesso dallo stesso coach, le colpe dello staff tecnico sono tante e i tifosi questa volta, non perdonano, almeno per ora. Dopo 10 anni si poteva tornare a vincere qualcosa. Ma non è questo, perchè vincere non è scontato, di fronte ci sono squadre con signori giocatori. Ma purtroppo è come si perde il problema. Bonn=Cremona. Qualificazione in mano e poi suicidio. E poi, purtroppo, sembra che la pressione di favorita, di dover vincere, rispettare i pronostici, sembra faccia esplodere la squadra con giocatori, evidentemente, non abituati a tali aspettative.

I tifosi chiedono quello step in più alla squadra, che ha tutte le carte in regola per far bene. La delusione Final Eight sarà dura da assorbire ma ora bisogna reagire e starà al coach Sacripanti rispondere alle critiche, giuste, che gli sono piovute addosso in queste ore, con la famosa etichetta di “perdente di lusso” che è tornata prepotentemente a risuonare nella sua testa. Sta a lui riprendere in mano la squadra, portarla ai vertici della regular season in Italia e magari stupire tutti nei playoff. Non parliamo di Scudetto. Vincere non è facile ma provare a raggiungere quello step in più a questa squadra e soprattutto imparare dagli errori fatti. C’è anche una Fiba Europe Cup da onorare e perchè no, provare a vincere, perchè le carte in regola ci sono. Ma urge cambiare mentalità e ritrovare quella fame vista fino a gennaio, da veri lupi. Ci saranno un paio di settimane di sosta, tra Nazionale e altro, e a marzo speriamo di rivedere una Scandone cattiva, affamata, vista fino a un mese fa.

I tifosi avellinesi meritano questo. Nessuna squadra, probabilmente, porterà 400 persone da qui alla finale a Firenze. E ieri era giovedì sera, pensate cosa sarebbe accaduto in semifinale, o in finale. La Scandone ha un valore in più da cui ripartire, la piazza, il tifo caldo e appassionato a cui aggraparsi, soprattutto in questi momenti difficili. Il nostro pensiero va a loro, oggi, all’indomani di questo ko cocente. Una tifoseria unica che in altre piazze enormi se la sognano. Una tifoseria che si muove in massa per i propri beniamini e che merita qualche soddisfazione in più. Coach, dimostra a tutti, anche a noi, che ci sbagliamo. Zittisci tutti a fine stagione: saremo i primi ad elogiare, a rimangiarci quanto scritto oggi. Ma ora le critiche ci stanno. Eccome.

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