Da Zero a Dieci: gli assatanati delle polemiche e la voglia di ripartire

Zero ai ricercatori di peli nell’uovo. E’ una categoria in grande sviluppo, nonostante la crisi che devasta il nostro paese, dei veri assatanati della polemica. La domanda è molto alta, vengono assunti in confezioni da dodici proprio per evitare di restare senza. Le caratteristiche principali sono aver allenato qualche volta all’oratorio, o giocato in settima categoria prima del processo di Norimberga. Popolano l’etere con la loro insoddisfazione, con il solo obiettivo di distruggere sparando random nel mucchio. Prima di ieri c’era Gomis, oggi c’è Schiavon domani uno a caso. Sono gli stessi che quando l’Avellino perde tirano fuori le foto dei night e quando l’Avellino vince pensano che i calciatori vadano a letto dopo Carosello. Sono quelli di cui, a dirla tutta, di cui l’Avellino non ha davvero bisogno.

Uno come il gol segnato da Piccolo nella porta difesa da Gomis. Un centro che ha regalato sul piatto d’argento i tre punti al tecnico d’Aversa.

Due le sconfitte dei lupi nel mese di marzo. Che siano combinazioni astrali, che si appartenga ad uno o altro schieramento – perchè in Italia devi per forza creare una fazione -, questo è il numero che resta.

Tre i punti di distacco dal Bologna. Solo tre. Nonostante i proclami, gli acquisti altisonanti di gennaio. Il Bologna era lì pronta a coglierla l’occasione che è poi svanita. Resta a bocca asciutta anche con il Modena, ed è propio l’insoddisfazione di raggiungere uno scopo che sembrava a portata di mano, proprio come Tantalo, che può favorire l’Avellino. Rastelli, che ha la faccia da divinità greca ad un Simposio, se la ride sotto i baffi….che non ha.

Quattro il numero di maglia di Arini. Il mediano partenopeo non ha certo entusiasmato al “Biondi” ora è di nuovo oggetto di critiche dopo le grandi prestazione passate.

Cinque agli amanti della dietrologia. Quelli che “Se a Carpi avesse giocato Sbaffo”. “Se Gomis al posto di Frattali”. “Se Comi al posto di Trotta”. “Se non avesse fatto poi tutto quel freddo avremmo ancora i dinosauri”. “Se potessi parlare cinque minuti con Charlize Theron potrei provare a conquistarla con la mia ironia. “Se mio nonno e la storia del flipper”. Quelli che, insomma, hanno sempre un “Se” e riescono anche a sapere come sarebbe andata nel caso si fosse fatta un certo tipo di scelta, si sarebbero poi lamentati del contrario. Trovare qualcosa di più interessante di cui discutere è proprio vietato?

Sei mesi fino a tre anni per chiunque s’impossessa della cosa mobile altri – in questo caso un pallone – sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sè o per altri. Recita così l’articolo 624 del codice penale sul furto. Un reato del quale, con il Lanciano, Marco Chiosa si è macchiato un numero indefinibile di volte (29 palle rubate). Un criminale, uno senza scrupoli, che ti frega il pallone e nemmeno te ne accorgi. Pare che l’ex Torino sia stato reclutato nel cast del remake dei Soliti Ignoti con tanto di sceneggiatura: “Dimmi un pò ragassolo, tu conosci un certo Walter che abita qua intorno? – Qui de Marco che ruba ce ne uno solo. Chiosa!”

Sette(cento) mila euro, il prezzo di “The goal-scoring”, Marcello Trotta. Ha siglato ben tre reti fin qui, in barba alle critiche. Non sarà bello da vedere, ma nell’universo ha uno scopo e lo adempie con regolarità impressionante. Quando parte è come una palla da bowling lanciata in discesa verso l’inevitabile. Non si ferma. Non lo fermi. A lunghe falcate canta “Don’t stop me now” e poi esulta braccia al cielo. E chi lo ferma? La sua sfiga, come si diceva è una sola. Avere Gigi Castaldo davanti. Il bomber di Giugliano è una Ferrari, perchè unisce estetica a funzionalità. Trotta è un fuoristrada, meno bello ed elegante, ma ti porta comunque a destinazione…tranne a Lanciano.

Otto il suo numero di maglia: Angelo D’Angelo. Ogni istante, ogni secondo, ogni salvataggio è una firma a fuoco sulla pelle. Un travestimento. E’ come Clark Kent che si veste da giornalista. Sotto all’abito dell’inviato poco brillante c’è la sua vera natura. Che sia in casa o no, lo stadio di turno diventa una cabina telefonica, sotto il travestimento in maglia Avellino c’è un corpo vestito da gladiatore. Una corazza che non puoi cancellare, con le date della rinascita tatuata sulla pelle. Così come la maglia biancoverde.

Nove. La grinta di venire fuori dopo la sconfitta, di masticare fango servirà ancora un po. L’Avellino è sempre vivo nonostante la caduta in battaglia. Da domani si riparte…missione “Gianduiotto biancoverde”.

Dieci ai tifosi. Si respira aria buona in casa Avellino, nonostante il ko, c’è la sensazione di poter fare qualcosa di importante. E’ questa la più grande vittoria di Rastelli. Un genio della comunicazione, un diplomatico nei rapporti con la rosa. Tutti remano dalla stessa parte, prendendosi a turno le prime pagine. Castaldo o Trotta, Sbaffo o Zito. Cambia poco. Conta vincere. Una doppietta può firmarla anche uno che nemmeno gioca, come Jherson Vergar, a segno al suo esordio in biancoverde. Una parte per il tutto. Questa è la meravigliosa sinestesia creata dallo stratega di Torre del Greco. Questo è l’Avellino. Non è la squadra di Tizio o Sempronio. Ripartiamo sotto la stessa bandiera azzeriamo le critiche e continuiamo a sognAre.

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