Adesso serve calma e sangue freddo. Perchè una sconfitta meritata, giusta e netta non può cambiare i piani di un Avellino che restà lì, in vetta, tra le prime.
Contro il Lanciano mancavano Arini squalificato, Izzo infortunato, Zappacosta (lunedì sarà a Roma ma le indiscrezioni parlano di 20 giorni di stop). E poi Bittante, in panchina, per un attacco influenzale nella notte.
Il conto è lungo se aggiungi che Castaldo, Galabinov e Schiavon hanno giocato con l’influenza addosso e un virus gastrointestinale. Se pure lui avesse alzato bandiera bianca, contro il Lanciano sarebbe servito precettare la Primavera o la Berretti.
Ora, se a questo Avellino togli 4 titolari inamovibili (Izzo, Arini, Zappacosta, Bittante), può capitare anche di perderla. E’ normale, fisiologico. Perchè l’Avellino era, è e resterà, una squadra normale. Una di quelle che ha cercato l’impresa. E che dopo 45 minuti da brividi, o meglio da horror, nella ripresa ha tentato almeno di riprenderla.
Ma nel calcio a volte la decidono gli episodi. E il Lanciano, a mente fredda, e ad analizzare la partita ha fatto due tiri in porta (due gol) e sul terzo c’è lo zampino dell’arbitro. Perchè se Saia arbitra da arbitro, nota il fallo evidente su De Carli e fischia la punizione. E sempre per non cercare alibi, grida ancora vendetta il calcio di rigore non fischiato su Castaldo per il netto fallo di Amenta. Saia anche qui sbaglia e fischia fallo contro Castaldo. Le immagini confermano che non solo sbaglia di brutto ma è in malafede anche il primo assistente che ha la visuale libera e non può non aver visto che il fallo sull’attaccante avellinese era grosso quanto una casa. Il rigore avresti dovuto batterlo, segnarlo. Ti saresti forse portato sul 2-3 e con dieci minuti più recupero da giocare ancora. Sarebbe finita, eventualmente, anche con una sconfitta. Non sarebbe cambiato nulla ma almeno l’Avellino avrebbe potuto metterci quel cuore che è mancato nel primo tempo.
Riflessione: Rastelli ha mandato in campo tutti in una volta Abero a sinistra, Pizza a destra e Togni centrale. Fischi per tutti e tre. Avrebbe avuto come alternative De Vito sulla corsia mancina (ma non è uno che spinge) o Millesi (che come De Vito non è altamente offensivo), Angiulli forse sulla destra o al centro al posto di Togni. Ma con i se e i ma non si può certo colpevolizzare Rastelli che qualche fischio se l’è pure beccato ma poi a fine gara è stato salutato all’uscita dagli applausi della Tribuna Terminio e di tutto lo stadio.
La riflessione è d’obbligo. Non bisogna buttare la croce addosso a Togni, nè tantomeno colpevolizzare chi ha giocato per sostituirli. E’ stata una giornata storta, nata male e finita peggio. Ma al di là di ogni situazione tattica quello che non è piaciuto è stato l’atteggiamento della squadra che nei primi 45 minuti di gioco non ha praticamente lottato. Ma nel dopo gara la conferma del virus gastrointestinale che ha colpito la squadra nella notte di venerdì potrebbe, ma non dovrebbe, concedere alibi. Ed è per questo che bisogna ripartire. L’Avellino, questo Avellino, partito per salvarsi, è ancora lì. Tra le prime. Si è aperta una mini crisi. In questo 2014 l’Avellino è riuscito ancora a marcare il cartellino della vittoria: 4 gare due punti. Ci sta pure questo. Prima o poi la mini-crisi doveva arrivare. Ora bisognerà solo superarla. A Varese non ci sarà Castaldo perchè sarà squalificato, rientrerà Arini dalla squalifica e non ci saranno ancora nè Izzo, nè Zappacosta.
Resta per certi versi il vuoto sulla corsi mancina: quel vuoto che non è stato colmato nell’ultimo mercato di gennaio. Bisognerà adesso stringersi attorno alla squadra. Perchè anche a Varese mancheranno elementi chiave. Gli stessi che hanno contribuito a far salire l’Avellino fino al terzo posto in classifica. Calma e sangue freddo, quindi. Serve solo questo. Perchè una sconfitta non può rovinare la festa.