L’inchiesta – Sette anni di Taccone: 170 calciatori tra intuizioni e clamorosi flop

La stagione che sta per concludersi è la settima dell’era Taccone. Una gestione contrassegnata da tre promozioni (1 sul campo, 2 ripescaggi), il sogno Serie A sfiorato e qualche delusione. È giusto dunque porre l’accento sulla gestione sportiva di queste sette annate, affidata inizialmente a Nicola Dionisio (nelle prime 2 stagioni) e poi ad Enzo De Vito. Circa 170 sono i calciatori passati per l’Irpinia, tra grandi intuizioni (Zappacosta, Izzo, Trotta, Bastien) e clamorosi flop (Biancone, Togni, Tavano). P_zappacosta.jpgUno degli aspetti da evidenziare di questi sette anni è sicuramente il fatto di aver sempre costruito buone squadre con un budget ridotto: un grande pregio riconosciuto giustamente da tutti, ma che si è trasformato in difetto quando c’era da fare il definitivo salto di qualità (vedi gennaio 2014). Un limite, poi, ha riguardato i cosiddetti acquisti “col botto”: quando l’Avellino ha preso “giocatori di nome”, offrendogli anche ingaggi piuttosto pesanti, ha sempre fallito (Tisci, Correa, Soncin, Togni, Tavano). Andiamo dunque ad analizzare nel dettaglio, stagione per stagione, i top e i flop del mercato biancoverde.

[tps_title]2009/2010[/tps_title]

Stagione 2009-2010 Serie D (32 giocatori; 5° posto nel girone I e finalista nei playoff, poi ripescato in Lega Pro Seconda Divisione)

L’Avellino post fallimento riparte dal ds Dionisio e da Francesco D’Arrigo in panchina (poi sostituito da Marra). L’obiettivo non può che essere la pronta risalita nel calcio professionistico e per questo i lupi si affidano ad un mix di giocatori esperti e di giovani di belle speranze. I senatori (Puleo, De Angelis, De Rosa, Tisci, Biancone)  deludono però le aspettative e solo il duo d’attacco Romano-Majella (30 gol in due) è capace di trascinare i lupi verso i playoff. È buona anche la stagione dei giovani Meola e Rega. Il primo si ritaglierà uno spazio importante anche in Seconda Divisione fino ad arrivare a Livorno, mentre Beep-Beep Rega non riuscirà a confermarsi agli stessi livelli restando ancorato nelle serie minori. Ci si aspettava di più anche dalla punta Gabriele Tarquini, arrivato in Irpinia come “nuovo Gilardino” ma autore di un solo gol con la casacca biancoverde. Il colpo più importante dell’anno viene piazzato nel mercato di novembre, quando arriva Angelo D’Angelo, oggi simbolo e capitano dei biancoverdi.

[tps_title]2010-2011[/tps_title]

Stagione 2010-2011 Lega Pro 2° Divisione (38 giocatori; 4° posto e finalista nei playoff, poi ripescato in Prima Divisione)

L’Avellino riparte da Marra e punta forte su giocatori d’esperienza come Vicentin e Scandurra. Il primo realizzerà 11 reti, disputando una stagione tutto sommato positiva, mentre il secondo deluderà le attese. Decisivo per la qualificazione ai playoff l’innesto di Gianluca De Angelis, autore di 10 reti in sei mesi e poi tra i protagonisti della promozione in Serie B targata Rastelli. Il mercato invernale sancisce il ritorno in Irpinia anche di Ciccio Millesi, protagonista della risalita biancoverde. I grandi flop, non solo dal profilo tecnico, sono Vincenzo Marruocco e Giuseppe Rinaldi. I due, protagonisti del “fattaccio” di Catanzaro, finiscono fuori rosa, complicando non poco i piani del subentrato Vullo e macchiando così il nome della neonata società.

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Stagione 2011-2012 Lega Pro Prima Divisione (39 giocatori; 10° posto)

Il primo anno della gestione De Vito si apre con un fulmine a ciel sereno: a pochi giorni dall’inizio del campionato Bucaro subentra al dimissionario Vullo. La società, però, fa subito chiarezza (a differenza di quanto avvenuto quest’anno…) e dice di puntare alla salvezza con l’innesto di giovani di qualità come Zappacosta, Thiam e Zigoni. L’arrivo dell’esterno dall’Isola Liri è un colpo importante per il presente ma soprattutto per il futuro biancoverde: Zappacosta crescerà a tal punto da meritarsi la Serie A e la chiamata in Nazionale. Lo stesso percorso compiuto da Armando Izzo, prelevato a gennaio dalla Triestina. Due intuizioni a dir poco geniali.A fare da contraltare sono gli acquisti di Correa e Lasagna. Il playmaker argentino, accolto con molta fiducia, è tra i più deludenti. Lo stesso discorso vale anche per la punta prelevata a titolo definitivo dal Milazzo.

[tps_title]2012-2013[/tps_title]

Stagione 2012-2013 – Lega Pro Prima Divisione (31 giocatori; 1° posto)

L’Avellino vuole la Serie B e affida la panchina a Massimo Rastelli. Sul mercato De Vito è scatenato: arrivano i mamma santissima del gol Castaldo e Biancolino, passato, presente e futuro della storia biancoverde. Buono anche l’apporto di Fabbro e Bittante, giovane prelevato dalla Primavera della Fiorentina e che conquisterà pian piano sempre più spazi e consensi, fino a guadagnarsi la Serie A. Determinante ancora una volta il mercato di gennaio:

Arini in azione

in Irpinia arrivano Zullo, Zigoni (l’eroe di Catanzaro) e soprattutto Mariano Arini, che con il suo cuore e la sua dedizione alla causa conquista subito i tifosi e una maglia da titolare.

 

 

 

 

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Stagione 2013-2014 Serie B (29 giocatori; 11° posto)

L’Avellino parte per salvarsi ma stupisce tutti con uno strepitoso girone d’andata e lotta per l’accesso ai playoff fino all’ultima giornata. La grande intuizione è legata al nome di Andrey Galabinov, voluto fortemente dal patron Taccone e autore di una stagione al di sopra di ogni aspettativa (15 gol da esordiente in cadetteria). Arrivano a costo zero Schiavon e Pisacane, pedine insostituibili nello scacchiere vincente di Rastelli. Le delusioni sono legate ai nomi più altisonanti della campagna acquisti biancoverde: Togni e Soncin. Il brasiliano, accolto in Irpinia come il Pirlo della B, non incide praticamente mai e forte di un triennale si rivela un peso, a livello di ingaggio, anche per le stagioni a venire. L’ex attaccante dell’Ascoli, arrivato con numeri importanti nel curriculum, realizza una sola rete. Nel mercato invernale questa volta la società non riesce a compiere un passo in avanti, non cavalcando l’onda dello straordinario girone d’andata: tra i nuovi, il solo Ciano, poi frettolosamente lasciato andare, porta un contributo positivo.

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Stagione 2014-2015 Serie B (33 giocatori; 8° posto, semifinali playoff)

Il mercato estivo regala a Rastelli tanti ottimi giovani dalla Serie A: Gomis, Ely e Kone. A differenza di Zappacosta, Izzo e Bittante arrivati in comproprietà, però, i tre sopracitati arrivano in prestito secco (Ely in realtà a titolo definitivo, ma con l’accordo di lasciarlo andare a zero alla scadenza del contratto annuale). In estate arrivano anche Frattali (appetito ora da club di A), Soumarè e Comi (in prestito secco). Ma i pezzi forti della campagna acquisti sono sulla carta Zito ed Arrighini. L’esterno ex Ternana si farà apprezzare solo nella seconda parte di stagione e addirittura nel gennaio 2016 sarà ceduto alla Salernitana (a costo zero). La punta prelevata a titolo definitivo dal Pontedera viene presentato come il bomber da sicura doppia cifra, ma il campo dice tutt’altro (1 solo gol e cessione in prestito al Pisa a gennaio). Via Arrighini, a gennaio l’Avellino ingaggia Trotta e Mokulu.

Benjamin Mokulu

L’impatto dell’attaccante casertano prelevato dal Fulham (acquisto più caro della gestione Taccone) è straordinario: 15 gol in un anno solare e plusvalenza con la cessione al Sassuolo per 2,8 milioni (da spartire, però, con il Fulham e con l’imprenditore Abate). Il belga, pupillo del presidente, non riesce ad incidere nei primi mesi in Irpinia, ma una volta ambientatosi si riscatterà diventando il capocannoniere dei lupi nella stagione 2015-2016 e attirando su di sé le attenzioni di numerosi club. La prossima plusvalenza potrebbe passare dai suoi gol.

[tps_title]2015-2016[/tps_title]

Stagione 2015-2016 Serie B (39 giocatori)

Ciccio Tavano

Sfumato il sogno della Serie A per questione di centimetri e salutato Massimo Rastelli, l’Avellino riparte da Attilio Tesser e dal colpo Ciccio Tavano. Il bomber, prelevato a costo zero dell’Empoli e messo sotto contratto per due stagioni a 180.000 euro, non si ambienta e si erge a simbolo della disastrosa stagione biancoverde. Disastrosa soprattutto per lo scarso rendimento dei difensori. Ligi, Nica, Rea, Pisano, Pucino e Nitriansky: bocciatura secca per tutti. A salvarsi dietro è solo il giovane Biraschi, prelevato a costo zero dal Grosseto e destinato a finire a giugno o tra dodici mesi in massima serie. Mentre per Migliorini (acquistato a gennaio per 300.000 euro) il giudizio è sospeso alla prossima stagione. Per il resto, è buona la stagione degli altri due svincolati Gavazzi e Jidayi (jolly e assoluta sorpresa). Da rivedere Paghera e Sbaffo, prelevati a titolo definitivo a gennaio. Come Joao Silva, erede di Trotta dal punto di vista numerico, ma praticamente impalpabile. Nel grigiore generale, l’Avellino sorride per la valorizzazione di due giovani: Insigne e Bastien. Il trequartista napoletano, arrivato in prestito con diritto di riscatto e controriscatto a favore degli azzurri, ha disputato una buona stagione che porterà nelle casse dell’Avellino un premio di valorizzazione. Il grande colpo è stato quello di Bastien, prelevato dall’Anderlecht con la stessa formula adottata per Insigne. 900.000 euro e il giovane Omeonga sono il frutto dell’ottimo lavoro svolto con il giovane belga. Grandi intuizioni e clamorosi flop, si diceva. Fa parte del gioco. L’importante è imparare dai propri errori e cercare di non ripeterli. Taccone e De Vito lo sanno. E stanno lavorando di conseguenza. I giovani hanno dato più soddisfazioni dei giocatori di nome? Giusto puntare su di loro, dunque. Evitando però di limitarsi ad un prestito secco e mettendogli accanto gente di esperienza. Magari proveniente dalle serie inferiori (vedi Galabinov, Frattali) o da stagioni sfortunate (vedi Pisacane).

La prossima stagione dovrà essere quella del riscatto: vietato sbagliare. Servirà gente affamata. Serviranno investimenti mirati.

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