La botta è stata tremenda. Di quelle che ti lasciano senza fiato e senza parole. Che ti mandano su tutte le furie. Che ti fanno incazzare perché li vedi perdere senza reagire. Senza avere nemmeno la voglia di provarci. E allora le voci sono straordinariamente equivocabili. La società adesso deve prendere definitivamente in mano le redini della situazione. E farsi sentire. Per non fare di nuovo la fine di Padova.
GESTIONE DEI CALCIATORI – Chi li controlla? E’ pur vero che ogni tesserato ha una vita privata. Ma bisogna anche regolamentarla.
Il primo punto è: CONTROLLO. Ma è possibile che calciatori degenti sostengano allenamenti privati, in palestre private, senza nessun preparatore della società? E’ possibile ad esempio permettere a calciatori di eseguire allenamenti personali “privati” con tanto di piscina, pesi, corsa a piacere? Crediamo e pensiamo che la società non ne è al corrente ma ad un calciatore, ad esempio, come Bittante non può e non deve essere permesso di allenarsi privatamente, senza controllo specifico di un incaricato della dirigenza. Arriva da un infortunio: basta un errore in buona fede e addio campionato. E poi. I calciatori devono eseguire o no una dieta specifica durante la settimana? Se si, non si può permettere a calciatori come Zito di fare il bello e il cattivo tempo a tavola. I risultati si vedono poi sul campo. Per buona pace di tutti.
Secondo punto: CAMPAGNA ACQUISTI. La società ha ammesso le proprie colpe. La gestione degli attaccanti in estate è stata sbagliata. Via quindi due dei quattro. Arrighini e Pozzebon ceduti. Sono arrivati Trotta e Mokulu. E’ presto per dare giudizi ma al momento i titolari intoccabili restano Comi e Castaldo. E’ arrivato Almici. Per lui due panche di seguito. Rastelli continua a preferire Visconti. Solo un caso? Vedremo. Capitolo centrocampo: manca il regista, manca il trequartista. Manca chi batte le punizioni. Con tutto il rispetto ma Visconti non sembra essere per nulla all’altezza di metterla dentro da posizione pericolosa. Anche contro il Cittadella ne ha tirate un paio. E non ha fatto mai centro.
Terzo punto: LA SERIE A. Meglio non parlarne più. Ogni volta che si pronuncia la vocale, arrivano le batoste. Ogni volta che l’Avellino deve fare il salto di qualità arrivano le trombate. Abbassare l’asticella è doveroso. Tanto anche i calciatori sono consapevoli di non avere, al momento, la classe e l’esperienza per poter pensare al salto di qualità. I tifosi non hanno mai chiesto il salto di categoria. Da tifosi lo sognano ma non lo dicono. Quindi, inutile farsi male. L’obiettivo resta e deve essere la salvezza. Prima arriva e meglio è per tutti.
Quarto punto: DIGNITA’ E RISPETTO – Avellino è piazza competente, al di là di quello che potrebbero pensare alcuni calciatori che prima twittano “incompetenza” e poi cancellano. Premesso questo, nessuno ha mai chiesto di vincere. Ricordate lo striscione degli ultras al raduno a Torrette. Lo ricordiamo: “Prima uomini e poi calciatori”. Ecco, a Trapani ad esempio, col Crotone in casa, col Vicenza, col Cittadella, i calciatori in campo son sembrati più “checche isteriche” che persone che corrono dietro ad un pallone. Manco la reazione c’è stata. Manco quella. Quasi a volerla perdere. Ma perché? Per dare o lanciare segnali a chi? Non può essere una giornata storta. Perché pure nella giornata storta cerchi di dare un senso allo stipendio che arriva a fine mese. D’Angelo ha chiesto scusa. Bene. Ma le scuse non sono state accettate. Avellino ti dà e ti toglie. E quando decide di toglierti, va a finire che ti manca la terra sotto i piedi. E’ così. Prendere o lasciare.