Alla scoperta di Foscarini: ecco i segreti del tecnico trevigiano

Il focus sul nuovo tecnico dell’Avellino calcio.

di Domenico Abbondandolo, @domenicoabb

Uomo serio, allenatore pragmatico ed esperto in…miracoli. Sono queste le credenziali con le quali Claudio Foscarini, nuovo allenatore dei lupi, arriva ad Avellino. Credenziali solide, sulle quali la società biancoverde spera di poter costruire una salvezza che di giornata in giornata si è fatta sempre più complicata. Foscarini, dall’alto delle sue 7 salvezze conquistate in 9 campionati di Serie B, crede fortemente di poter raggiungere l’obiettivo ed è per questo che ha accettato una proposta e una situazione che prevedono sicuramente più rischi che vantaggi. Classe 1957, Foscarini fa il suo esordio da allenatore alla guida dell’Alzano Virescit. Dopo gli inizi nelle giovanili, il tecnico nativo di Riese Pio X siede sulla panchina dei bergamaschi nella stagione ’96-97 (da subentrato). E appena due anni dopo, nel ’98-99, ottiene una miracolosa promozione in Serie B dopo aver vinto nella stagione precedente la Coppa Italia di Serie C. Chiusasi l’esperienza con l’Alzano, Foscarini decide di ripartire da Rimini (C2). La stagione disputata in Romagna è positiva (secondo posto) e gli vale la chiamata del Cittadella dalla categoria superiore. È in Veneto che il tecnico trova il suo Paradiso, raggiungendo la seconda promozione in cadetteria nella stagione ’07-08 in seguito ai playoff.

L’esperienza con il Cittadella è esaltante tra salvezze tranquille e il sogno Serie A cullato nel ’09-10, quando il cammino dei granata si concluse soltanto in semifinale playoff contro il Brescia di Beppe Iachini. Dopo dieci stagioni, nel ’14-15, le strade del “Ferguson del Piave” e del Cittadella si separano in seguito alla retrocessione in Lega Pro. Dopo qualche mese da disoccupato, Foscarini trova panchina ancora in B. A Vercelli, per la precisione, dove alla settima giornata sostituisce Scazzola e conduce le bianche casacche ad una tranquilla salvezza. A fine stagione, però, arriva a sorpresa il divorzio. Poi arriva la chiamata del Livorno. La stagione è fatta di alti e bassi e si conclude con un terzo posto e l’eliminazione in semifinale playoff. Dopo appena un anno Foscarini lascia la panchina amaranto e torna libero. In questi mesi diversi club hanno provato ad allacciare i contatti con lui, su tutti il Padova e l’Alessandria, senza riuscire a convincerlo. Ora arriva l’Avellino. La prima esperienza al Sud nella sua lunga carriera.

Dal punto di vista tattico, va detto che Foscarini ha sempre mostrato una certa flessibilità senza perdersi in dogmi. Il tecnico ha tuttavia dei moduli preferiti, che sono il 4-4-2 e il 3-5-2. A Vercelli, due stagioni fa, ha fatto vedere cose discrete anche con il 4-3-3. Quello che Foscarini cerca nelle sue squadre è soprattutto la compattezza. Ripartenze veloci e verticalizzazioni sono i punti di forza del suo gioco. Un gioco chiaramente finalizzato a valorizzare le qualità sotto porta del centravanti di turno (come dimostra proprio Ardemagni, autore di 22 gol sotto l’ala protettrice di Foscarini a Cittadella). In carriera, il tecnico ha sempre dimostrato di non guardare in faccia nessuno e di saper lavorare indifferentemente con giovani ed esperti. Proprio quello di cui ora ha bisogno l’Avellino. Per raggiungere una salvezza che varrebbe come un miracolo. Foscarini sa come si fa.

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