La recente conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico dell’Avellino, ci consegna un allenatore con idee chiare, supportate dalla schiettezza di chi conosce il peso delle parole. Non a caso, nell’occasione, Nesta ha ribadito i concetti di coraggio e di personalità, insistendo sulla sua volontà di offrire un calcio propositivo e costruire una squadra capace di divertire il pubblico.
Avellino, con Nesta il giusto mix: gioventù ed esperienza uniti a tanto coraggio
Il nuovo Avellino sarà modellato in base alle caratteristiche degli interpreti, attraverso un mercato oculato e condiviso che lascerà spazio a qualità ed estro, valorizzando i giovani affiancandoli a calciatori d’esperienza in grado di accompagnarne il processo di crescita. “Senza coraggio faremmo un calcio noioso”, ha spiegato Nesta. Insomma, il gusto mix tra gioventù ed esperienza, requisito che rappresenta uno dei principi cardine nelle idee del tecnico romano. In vero, è importante sottolineare come, ad Avellino, ci sia già una buona base di calciatori da cui partire: perciò pochi acquisti mirati e funzionali al progetto. In ossequio a questo principio, la strategia della società appare chiara: investimenti sugli under e attenzione alla sostenibilità economica e patrimoniale. Perché spendere con oculatezza significa agire sul mercato senza ridimensionare le proprie ambizioni. Significa evitare operazioni frenetiche o mediatiche.
C’è, infine, un altro aspetto della strategia di calciomercato della società per la prossima stagione che pare emergere con maggiore chiarezza: una simbiosi tra tecnico e direttore sportivo. Tra parte tecnica e dirigenziale. Un binomio importante per far sì che le cose procedano nel giusto verso e non nascano incomprensioni. L’allenatore indica caratteristiche ed esigenze tecniche e l’area sportiva individua i profili. Una catena di comando chiara con una visione aziendale lungimirante e prevalente. Insomma un connubio perfetto.
Dopo la scelta di mister Ballardini di non proseguire la sua esperienza in biancoverde, ciò che serviva presumibilmente era un allenatore con uno stile riconoscibile e dal grande spessore umano. Ebbene, se queste sono le premesse, gli elementi per far bene ci sono tutti. Parola al rettangolo verde, dunque.
