Avellino, una stagione da ricordare: da cui ripartire

Un'analisi a cura di Antonio Fusco

Terminata la stagione è tempo di bilanci e quello dell’Avellino è, oggettivamente, un bilancio positivo. Possiamo dire, anzi che è stata una “vittoria”, perché i biancoverdi, sono riusciti ad andare oltre l’obiettivo stagionale – la salvezza –, regalandosi una notte per sognare. Dopo tanti anni di terza serie, il club irpino non si è fatto trovare impreparato al ritorno in cadetterie. Riuscendo a sgusciare fuori dal cunicolo delle difficoltà, culminate con l’esonero di Biancolino e l’arrivo di mister Davide Ballardini.

Avellino, la vittoria della società, del pubblico e – anche – di Ballardini

È stata la vittoria della società e dunque del Presidente Angelo Antonio D’Agostino e dell’Amministratore Unico Giovanni, capaci di restituire entusiasmo e stimoli all’intera piazza, con il “progetto Avellino” – un progetto serio ed ambizioso – che continuerà con rinnovate ambizioni. È stata anche la vittoria del direttore sportivo Mario Aiello, capace di mettere in pratica le volontà della proprietà, attraverso l’individuazione e la scelta di calciatori – nonostante qualcuno abbia deluso ampiamente le aspettative –, che hanno saputo dimostrare tutto il proprio valore ed il proprio potenziale. Altro merito non secondario del diesse dei lupi è sicuramente quello di aver saputo “patrimonializzare”, cioè, aver acquisito calciatori da poter poi ascrivere a patrimonio della società.

Ma non è tutto: è stata la vittoria del pubblico che ha seguito la squadra sempre con entusiasmo, passione e sana goliardia.

E dulcis in fundo, è stata la vittoria di mister Ballardini, capace di dare un imprinting ad un Avellino che sembrava un po’ perso negli ultimi frangenti dell’era Biancolino. Abile nel leggere le partite, con lo studio, la dedizione, il lavoro. Capace di rivoluzionarle a gara in corso. Un allenatore capace di esaltare le qualità di ogni suo calciatore, consentendogli di esprimersi al meglio nel ruolo a lui più congeniale. “Persone, uomini e lavoro”. Parole semplici, pulite essenziali. Parole su cui l’Avellino ha costruito la sua rinascita, ha fatto partire la “rivoluzione ballardiniana”. Un moto senza esasperazioni, piuttosto una naturale esaltazione di un allenatore straordinario. Un uomo riservato, che preferisce i fatti alle parole, che anzi alle parole fa sempre seguire fatti. Un metodo con cui Ballardini è andato oltre l’obiettivo stagionale portando l’Avellino ai playoff, lo ha fatto senza proclami, senza autoreferenzialità.

Avellino, oggi è già domani

Un binomio, quello tra Ballardini e l’Avellino che sembrava avere tutte le caratteristiche e le condizioni per poter proseguire ma che, con rammarico di società e tifosi, ha dovuto interrompersi per assecondare le legittime ambizioni del tecnico ravennate, che coltiva “il desiderio di ritornare in Serie A”.

Una stagione da ricordare, certo, ma “oggi è già domani”. È con questa consapevolezza, con rinnovati stimoli ed ambizioni che si dovrà programmare il futuro, blindando alcune figure chiave. Tra cui il direttore sportivo Mario Aiello, che ha indubbiamente consegnato all’Avellino una buona base di calciatori da cui ripartire che andrà integrata con pochi acquisti mirati e funzionali. Ma che avrà, prima di tutto, il difficile compito di individuare il nuovo allenatore ricercando in esso per quanto possibile, lo stesso stile riconoscibile e riconosciuto del suo predecessore.

Fino a chi, anche nel silenzio, ha lavorato intensamente dietro le quinte: dall’addetto stampa, al responsabile della biglietteria, a quello dello stadio. Rendendo l’Avellino una grande famiglia. Perché è con l’unione di tutte le componenti che si arriva a disputare grandi stagioni.

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