La scelta del nuovo allenatore dell’Avellino si è ormai ristretta a tre nomi: Fabio Caserta, William Viali e Luca D’Angelo. Tre profili con caratteristiche molto diverse, tre modi di intendere il calcio e tre possibili direzioni per il futuro biancoverde. Per capire quale possa essere il più adatto al contesto attuale, vale la pena analizzare alcuni indicatori chiave, senza forzare conclusioni ma provando a leggere ciò che i numeri e le esperienze raccontano.
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Esperienza in Serie B
Il primo parametro è l’esperienza in Serie B, un fattore che pesa sempre quando si parla di immediatezza dei risultati. In questo campo il più navigato è Luca D’Angelo, che vanta 220 panchine nella categoria con una media punti di 1,46, la migliore del terzetto. Caserta segue con 161 panchine e una media di 1,31, mentre Viali si ferma a 80 presenze e una media di 1,08. Sono numeri che delineano tre livelli di familiarità con la cadetteria: D’Angelo è il più esperto, Caserta ha comunque un bagaglio solido, Viali è invece quello che ha avuto meno continuità.
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Conoscenza della rosa
Un altro elemento importante è la conoscenza della rosa. Qui Caserta parte con un vantaggio evidente: ha già allenato sette giocatori attualmente in biancoverde, un patrimonio relazionale che può ridurre drasticamente i tempi di adattamento. Viali ne ha avuti quattro (Marson, Fontanarosa, Kumi e Tutino), un numero comunque significativo, mentre D’Angelo non ha mai lavorato con nessuno degli attuali tesserati. In un contesto che richiede una scossa immediata, questo aspetto può incidere più di quanto sembri.
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Adattabilità tattica
Sul piano tattico, Caserta e D’Angelo condividono una certa familiarità con il 3‑5‑2, modulo che l’Avellino ha già utilizzato e che si adatta a diversi profili della rosa. Viali, invece, negli ultimi anni ha lavorato più spesso con la difesa a quattro, privilegiando sistemi come il 4‑3-2-1 o il 4‑2‑3‑1. Non si tratta di un limite, ma di una differenza che potrebbe richiedere un lavoro di adattamento più profondo, sia tecnico che mentale.
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Progettualità
Infine, c’è il tema della progettualità, misurato attraverso la permanenza media in panchina. D’Angelo è quello che resta più a lungo nei club, con una media di 1,70 anni per esperienza. Caserta si ferma a 1,20, mentre Viali è il più “mobile”, con una media di 0,74 anni. Questo dato suggerisce che D’Angelo è il profilo più adatto a costruire un ciclo, mentre Caserta e Viali sono allenatori che spesso vivono cicli più brevi e intensi.
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Conclusione
Gli indicatori, presi nel loro insieme, non eleggono un favorito assoluto, ma delineano tre scenari diversi. Caserta rappresenta la soluzione più immediata, quella che riduce al minimo i tempi di inserimento grazie alla conoscenza della rosa e a un modulo già compatibile. Viali offre un approccio meno vincolante sul medio-periodo, ma richiederebbe un lavoro tattico più profondo. D’Angelo porterebbe invece esperienza, stabilità e capacità di costruire percorsi duraturi, pur partendo da zero nei rapporti con lo spogliatoio. La scelta finale dipenderà dalla direzione che l’Avellino vorrà intraprendere. Gli indicatori appena analizzati aiutano a leggere il quadro, ma la decisione della famiglia D’Agostino dovrà naturalmente tenere insieme numeri, contesto e prospettive.
