Biancolino e il rebus delle coppie: quante soluzioni ha davvero l’Avellino?

Le possibili scelte offensive del "Pitone"

Il mercato invernale ha consegnato all’Avellino un reparto offensivo profondissimo: nove giocatori tra prime punte, seconde punte e fantasisti, tutti potenzialmente utilizzabili nel 3‑5‑2. Una ricchezza che apre scenari tattici enormi e che offre a Biancolino un ventaglio di scelte quasi unico in categoria. La presenza di cinque seconde punte – Russo, D’Andrea, Sgarbi, Insigne e Tutino – e quattro prime punte – Favilli, Patierno, Pandolfi e Biasci – crea infatti, al netto delle indisponibilità, un mosaico di possibilità che va ben oltre la semplice distinzione dei ruoli, soprattutto considerando che alcuni di loro, come Biasci, Tutino e Pandolfi, possono interpretare entrambe le funzioni tattiche.

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Quante coppie può scegliere davvero Biancolino

Se si considera l’intero gruppo dei nove attaccanti come potenzialmente combinabile a due a due, le opzioni offensive arrivano a trentasei. È il risultato naturale della quantità di interpreti disponibili, ma diventa ancora più interessante se si osserva come queste combinazioni si distribuiscono sul piano tattico. Le coppie formate da una prima e una seconda punta sono venti, perché ogni prima punta può essere affiancata da ciascuna delle cinque seconde. Le coppie composte da due prime punte sono sei, mentre quelle formate da due seconde punte arrivano a dieci, per quanto siano più difficilmente adattabili. La somma di questi tre gruppi restituisce il totale delle trentasei soluzioni possibili, un numero che fotografa perfettamente la profondità del reparto.

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Un ventaglio utile

Avere trentasei possibili coppie significa poter adattare la squadra a ogni avversario, a ogni momento della partita e a ogni stato di forma dei singoli interpreti. Ciò significa difatti poter alternare peso e tecnica, fisicità e mobilità, profondità e palleggio a seconda delle varie circostanze. Ma significa, soprattutto, poter cambiare volto anche senza cambiare modulo, mantenendo la struttura di base del 3‑5‑2 ma variando radicalmente l’interpretazione della fase offensiva.

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Un lusso raro, non un problema

Per quanto alcuni siano attualmente fermi ai box, gestire nove attaccanti può sembrare complicato, ma è un lusso che l’Avellino non aveva da anni. La concorrenza interna alza il livello degli allenamenti, tiene alta la soglia della motivazione e permette, come detto, all’allenatore di scegliere sempre la coppia più adatta di partita in partita. Biancolino ha tra le mani un puzzle complesso ma affascinante, e in un campionato imprevedibile come la Serie B, avere trentasei modi diversi per costruire l’attacco può diventare un fattore di non poco conto.

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