L’arrivo di Davide Ballardini apre per l’Avellino un capitolo diverso da quello immaginato fino a poche ore fa. Il tecnico romagnolo porta con sé un bagaglio di esperienza notevole e un’idea di calcio che negli anni ha dimostrato di funzionare soprattutto quando c’è bisogno di ordine ed equilibrio. Dal punto di vista tattico, il suo principale marchio di fabbrica resta il 3‑5‑2, un sistema che gli permette di tenere la squadra corta, proteggere il centro e lavorare sulle distanze con precisione. È un modulo che conosce a memoria e che gli consente di dare subito riferimenti chiari, senza forzare la mano su concetti troppo complessi. Allo stesso tempo, Ballardini ha dimostrato di sapersi adattare: l’esperienza più recente al Sassuolo, dove ha utilizzato il 4‑2‑3‑1, è solo l’ultima prova di un allenatore capace di leggere il contesto e modellare la squadra in base alle caratteristiche dei giocatori.
Il suo calcio non vive di effetti speciali, ma di organizzazione. La difesa a tre è costruita su un centrale che guida la linea e due braccetti pronti a uscire in avanti, mentre gli esterni devono garantire ampiezza e copertura. Il centrocampo ruota attorno a un regista che dà ordine e due mezzali che alternano pressione e inserimenti. In fase offensiva, la coppia d’attacco lavora molto sulla complementarità: uno più mobile, l’altro più strutturato, con movimenti semplici ma coordinati. Nel 4‑2‑3‑1, invece, la squadra si dispone in modo più posizionale, con una doppia cerniera davanti alla difesa e tre giocatori liberi di muoversi tra le linee. In entrambi i casi, però, i principi restano gli stessi: equilibrio e gestione ragionata dei momenti della partita, senza troppi fronzoli.
Applicando questi concetti alla rosa dell’Avellino, il punto di partenza più naturale sembra proprio il 3‑5‑2. Una possibile struttura iniziale potrebbe vedere Daffara tra i pali, con Izzo (Enrici), Simic e Fontanarosa a comporre una linea difensiva solida e fisica, ideale per interpretare le letture richieste dal tecnico. Sugli esterni, Missori a destra e Sala a sinistra offrono corsa, gamba e capacità di coprire tutta la fascia, due elementi fondamentali nel sistema di Ballardini. In mezzo, Palmiero sarebbe il regista incaricato di dare ordine, con Palumbo e Besaggio a garantire dinamismo, pressione e inserimenti, senza valutare il possibile impatto – al rientro – di Kumi. Davanti, la coppia Pandolfi‑Biasci sembra quella più adatta ad unire fisicità e mobilità, caratteristiche che il tecnico ha sempre valorizzato nei suoi attacchi a due.
È una base credibile, coerente con le idee dell’allenatore e con le caratteristiche della rosa. Da qui Ballardini potrà costruire il resto, valutando se e quando inserire varianti o adattare il sistema in base agli avversari. L’Avellino, intanto, riparte da un allenatore che sa dare ordine e identità, qualità che in questo momento specifico pesano quanto – se non più – di qualsiasi scelta tattica.
