Fabio Caserta è in pole per la panchina dell’Avellino e, se l’accordo dovesse concretizzarsi, il tecnico partirebbe con un patrimonio relazionale non indifferente: ben sette giocatori della rosa biancoverde hanno già lavorato con lui in passato. Un dettaglio che, in un momento così delicato, potrebbe trasformarsi in un acceleratore naturale per l’identità tecnica e mentale della squadra.
Il rapporto più lontano nel tempo è quello con Tommaso Cancellotti, allenato per la prima volta alla Juve Stabia nel 2017‑2018, quando Caserta muoveva i primi passi da tecnico emergente. I due si sono poi ritrovati al Perugia nel 2020‑2021, stagione in cui il terzino ha totalizzato gran parte delle sue 23 presenze complessive sotto la guida del tecnico calabrese. Proprio in quell’annata umbra, Caserta ha avuto anche Dimitrios Sounas, protagonista con 39 presenze nella squadra che conquistò la promozione in Serie B.
Il percorso di Caserta incrocia poi quello di Roberto Insigne nella stagione 2022‑2023 al Benevento, dove il fantasista ha vissuto una delle sue annate più produttive: 36 presenze e 7 gol, spesso da riferimento offensivo. Nell’anno successivo, alla guida del Cosenza 2023‑2024, Caserta ha lavorato con Gennaro Tutino, autore di 13 gol in 28 presenze, e con Fontanarosa, impiegato 18 volte. In quella stessa stagione era in rosa anche Marson, che però non ha mai collezionato minuti ufficiali. Il legame più recente è infine quello con Tommaso Biasci, allenato al Catanzaro nel 2024‑2025: 35 presenze e 6 reti, con un ruolo ben definito nel sistema offensivo.
Sette giocatori, sette rapporti professionali che potrebbero trasformare l’eventuale arrivo di Caserta in un inserimento quasi naturale. Per l’Avellino, alle prese con un momento delicato, scegliere un tecnico che conosce così bene una parte consistente dello spogliatoio significherebbe partire con un vantaggio immediato: meno tempo per assimilare principi e più facilità nel trasmettere idee. Un fattore di non poco conto per una squadra bisognosa di riscatto.
