In questo momento, complice la stima reciproca, il primo nome che Alessandro Nesta immagina per il suo Avellino è quello di Natan Girma. Ma al di là del singolo profilo, ciò che emerge con chiarezza è il tipo di fantasista che il tecnico vuole collocare tra le linee: un giocatore capace di unire creatività e progressione, rifinitura e lavoro senza palla, qualità e continuità. Le statistiche della stagione 2025‑2026 offrono un identikit preciso, utile per comprendere la direzione tecnica che l’Avellino intende imboccare.
Avellino su Girma: cosa suggerisce l’interesse per il classe 2001
Il primo dato significativo sono le 5,36 azioni difensive ogni 90’, un numero che racconta un trequartista tutt’altro che passivo. Girma non è un rifinitore statico, ma un giocatore che partecipa attivamente alla riconquista e alla fase di non possesso. È un tratto che si sposa perfettamente con il calcio nei piani di Nesta, che pretende aggressività e partecipazione da tutti gli interpreti offensivi.
Accanto alla fase difensiva emerge la sua capacità di far avanzare la manovra. I 4,16 passaggi progressivi ogni 90’ e le 3,39 avanzate progressive ogni 90’ delineano un giocatore che non si accontenta del compitino, ma che cerca costantemente di portare la squadra più avanti, di rompere la prima pressione, di collegare centrocampo e attacco.
Un altro dato rivelatore, poi, è quello delle 0,6 accelerazioni palla al piede ogni 90’. Non è un numero banale: indica la capacità di strappare e di creare superiorità. È il marchio dei giocatori che sanno rompere l’equilibrio, qualità che Nesta considera centrale nel suo progetto, soprattutto in un sistema che vuole valorizzare le ricezioni tra le linee e l’attacco degli spazi.
In sintesi, l’interesse dell’Avellino per Girma suggerisce un’idea precisa: Nesta vuole un trequartista dinamico, progressivo, aggressivo, capace di unire lavoro senza palla e creatività, intensità e rifinitura. Un giocatore che non viva solo di estro, ma che sappia incidere in tutte le fasi del gioco. Girma è il nome, ma il messaggio è più ampio: l’Avellino vuole un interprete moderno, capace di dare identità alla zona più delicata del campo.
