In una stagione tutt’altro che brillante, Vanja Vlahović ha comunque lasciato un indizio che l’Avellino ha colto con attenzione: la qualità delle sue conclusioni. Il centravanti serbo ha infatti chiuso l’annata con un npXG per tiro di 0.24, valore che lo colloca nel 98° percentile, cioè tra i migliori della categoria nella capacità di calciare da zone ad altissima pericolosità. Un dato che spicca in netto contrasto con il resto della sua produzione offensiva, segnata da volumi bassi e percentuali non esaltanti.
Per i lupi, questo elemento rappresenta una traccia tecnica precisa: Vlahović non tira spesso, ma lo fa da posizioni interessanti. Sa scegliere le conclusioni, sa muoversi nelle aree giuste, sa trovare spazi che generano occasioni di valore. In un contesto tattico che potrebbe offrirgli più palloni e una struttura più definita, quel segnale potrebbe trasformarsi in un rendimento concreto. Ecco perché, nonostante una stagione complessivamente opaca, l’Avellino ha deciso di tornare su di lui: perché in mezzo ai numeri grigi, ce n’è uno che brilla. E che, da solo, può rappresentare la base del riscatto.
