Oggi Alessandro Nesta sarà presentato come nuovo allenatore dell’Avellino. In attesa delle sue prime parole ufficiali, vale la pena conoscere meglio il percorso, le idee e le radici del tecnico biancoverde: un allenatore che porta con sé un bagaglio umano e professionale costruito tra maestri, studi, incontri e scelte di vita.
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1) L’insegnamento di Eriksson
Il primo grande imprinting arriva da Sven‑Göran Eriksson, che Nesta considera un riferimento non solo calcistico ma umano. Il suo metodo, basato sul rispetto e sulla gestione delle persone, ha segnato profondamente l’ex difensore: «Il mister mi ha insegnato a trattare bene le persone. Quando ero giovane mi arrabbiavo spesso e lui mi ha insegnato come si trattano le persone. Mi ha trattato bene e così sono riuscito a dare il meglio. Se oggi, da allenatore, faccio lo stesso con i miei giocatori lo devo a lui».
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2) I modelli
Il Nesta allenatore nasce come somma di influenze diverse: oltre a Eriksson, due figure lo hanno segnato in modo particolare, Zeman e Ancelotti. Dal primo ha assorbito l’idea di un calcio coraggioso e verticale, dal secondo la gestione dei gruppi e la calma nei momenti chiave. Lo ha spiegato lui stesso in un’intervista a La Nazione: «Magari vorrei essere la somma di quello che ho avuto dai tanti maestri».
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3) Le ispirazioni più recenti
Negli anni trascorsi lontano dall’Italia, Nesta ha studiato molto, aggiornandosi sui modelli più moderni del calcio europeo. Alla Gazzetta dello Sport, nel 2023, citò alcune squadre che lo avevano colpito per idee e coraggio: «In questi anni di lontananza dall’Italia ho studiato molto: sono interessanti il Leverkusen di Xabi Alonso, le squadre di De Zerbi, il Nizza di Farioli e il coraggio del Girona in Spagna».
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4) L’incontro decisivo
Il suo percorso da allenatore non nasce da una convinzione immediata, ma da un ritorno in Italia quasi casuale, poi trasformato in scelta definitiva grazie a un incontro chiave: quello con Lorenzo Rubinacci, oggi suo vice. È stato lui a dargli metodo, struttura, continuità. Come ha raccontato Nesta: «Da Miami dove vivevo sono tornato in Italia a frequentare il corso da allenatore, partivo con poca convinzione, mia moglie mi ha detto che era una buona idea. Poi ho incontrato Lorenzo Rubinacci, un martello nel lavoro, un amico, il mio vice».
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5) La ricerca di progettualità
Nesta non ha mai nascosto di voler scegliere con attenzione la sua prossima panchina. Non cercava una squadra qualsiasi, ma un contesto con visione, struttura e prospettiva. Lo aveva detto chiaramente al Corriere della Sera, lo scorso marzo, nel giorno del suo cinquantesimo compleanno: «Aspetto una squadra dove ci sia progettualità». Oggi, ad Avellino, potrebbe aver trovato esattamente ciò che cercava.
