L’Avellino entra nelle ultime quattro giornate di campionato con una missione semplice nella forma ma tutta da sudare nella sostanza: chiudere definitivamente il discorso salvezza. È il primo traguardo, quello che dà serenità, che libera la testa e che permette di volgere lo sguardo al futuro.
Il calendario propone avversari diversi per stile e intensità, ma il filo conduttore è uno: serve ancora qualche punto. Serve per evitare calcoli e per non lasciare spazio a spiacevoli imprevisti. Ma accanto all’urgenza del presente c’è un’altra sfida, più sottile ma altrettanto importante: capire cosa può diventare l’Avellino che verrà. Una sfida per la quale, a ben vedere, queste ultime quattro gare possono già offrire indicazioni significative.
Il finale di stagione serve infatti anche a misurare la solidità mentale del gruppo e quella dei principi di gioco sui quali sta insistendo Ballardini, che in caso di salvezza dovrebbe strappare la conferma e che quindi potrebbe essere il deus ex machina del lupo 2026-2027. In tal senso, inoltre, il finale può offrire indicazioni sui singoli: tra chi ha margini per strappare la permanenza e chi può essere un valore aggiunto anche nella prossima stagione.
L’Avellino, insomma, si gioca due partite in una: quella della classifica e quella della prospettiva. Sigillare l’obiettivo è il primo passo; capire da dove ripartire sarà il secondo. E queste quattro gare, più di quanto sembri, possono aiutare a tracciare una prima rotta.
