Secondo anno, la trappola della B: cosa insegna la storia recente e cosa significa per l’Avellino

Confermarsi in cadetteria richiede grande chiarezza di idee: l'analisi

Il secondo anno in Serie B è un territorio insidioso, spesso più complesso del primo. Le neopromosse arrivano in cadetteria con entusiasmo, identità forte, continuità tecnica e un gruppo che ha appena vinto. Ma dodici mesi dopo, quando l’effetto sorpresa svanisce e la categoria presenta il conto, molte di loro scoprono quanto sia difficile confermarsi. È un passaggio che riguarda da vicino l’Avellino, atteso nel 2026/27 alla stagione della verità: quella in cui bisogna dimostrare di poter dare continuità al percorso intrapreso.

Guardando alle ultime tre annate, il quadro è chiaro. Le promosse del 2021/22 — Sudtirol, Modena, Bari e Palermo — nel loro secondo anno (2023/24) hanno vissuto un campionato molto più complicato del previsto. Il Sudtirol, rivelazione al debutto, è scivolato dal sesto al dodicesimo posto; il Bari, finalista playoff l’anno prima, è crollato fino al diciassettesimo posto, salvandosi ai playout con la Ternana; il Modena ha galleggiato a metà classifica senza mai trovare continuità. Solo il Palermo ha confermato ambizioni e struttura, chiudendo sesto e centrando i playoff. Tre su quattro hanno fatto peggio, due in modo netto. È il primo segnale: la B non perdona chi non cresce.

Le promosse del 2022/23 — Reggiana, Catanzaro, FeralpiSalò e Lecco — nel 2024/25 hanno mostrato un’altra dinamica ricorrente: chi arriva con un progetto solido si conferma, chi non ha struttura retrocede subito e quindi non arriva nemmeno al secondo anno. Reggiana e Catanzaro hanno mantenuto una discreta identità, chiudendo rispettivamente tredicesimi e sesti, in linea con l’annata da matricole. FeralpiSalò e Lecco, invece, erano già cadute l’anno prima.

Il caso più interessante è quello delle promosse del 2023/24 — Mantova, Cesena, Juve Stabia e Carrarese — nel loro secondo anno, il 2025/26. Il Mantova ha sfiorato i playoff, confermando la qualità del progetto; il Cesena, pur scendendo rispetto al primo anno, ha chiuso nono; la Juve Stabia è stata la sorpresa più brillante, settima e di nuovo dentro gli spareggi; la Carrarese ha lottato fino all’ultima giornata per entrarci. È il miglior “secondo anno” collettivo degli ultimi tempi, e dimostra che quando una neopromossa arriva in B con idee chiare, può anche crescere e consolidarsi.

Il filo rosso è evidente: il secondo anno è un significativo esame di maturità. Servono pertanto un progetto che si evolva, un allenatore che sappia alzare l’asticella e una rosa che venga rinforzata con criterio. Per l’Avellino, che nel 2026/27 vivrà esattamente questo passaggio, la lezione è duplice. Da un lato, il secondo anno non è un semplice proseguimento del primo ma è un campionato più esigente. Dall’altro, è anche un’opportunità: le squadre che hanno saputo consolidarsi — Palermo, Catanzaro, Mantova, Juve Stabia — sono quelle che hanno trasformato la permanenza in un trampolino. La differenza l’ha fatta la capacità di costruire, la stessa che dovranno ora mostrare i biancoverdi.

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