Avellino – Foscarini ritrova due suoi pupilli

Foscarini ritrova due suoi pupilli

di Domenico Abbondandolo, @domenicoabb

Domani pomeriggio Claudio Foscarini dirigerà il suo primo allenamento da tecnico dell’Avellino. L’ex trainer del Cittadella dovrà essere bravo a plasmare nel minor tempo possibile una formazione capace di reagire e di recuperare posizioni in classifica, sfruttando al massimo le caratteristiche degli elementi in rosa.A tal proposito, Foscarini ritroverà in Irpinia due calciatori già allenati ai tempi del Cittadella: Simone Pecorini e Matteo Ardemagni. Sia il terzino che il centravanti hanno goduto all’epoca della stima del tecnico, che è stato probabilmente uno dei più importanti nelle carriere di entrambi.

Per Pecorini, infatti, la miglior stagione della carriera è stata fin qui proprio la prima disputata a Cittadella, nel ’13-14. Il terzino scuola Inter chiuse l’annata con 30 presenze, facendosi valere come uno dei più promettenti laterali della Serie B. Foscarini ne apprezzava la fisicità e lo schierava indifferentemente da terzino (destro o sinistro) o da esterno alto nel suo 4-4-2. Alla seconda stagione in Veneto, tuttavia, Foscarini gli preferiva spesso Cappelletti utilizzandolo prevalentemente a centrocampo. Lo scarso utilizzo della seconda annata non scalfisce però la stima che il tecnico trevigiano ha nei confronti del ragazzo, che potrebbe guadagnarsi una maglia da titolare nel nuovo Avellino di Foscarini. Se il rapporto con Pecorini è di stima e rispetto, quello che il nuovo allenatore biancoverde ha con Ardemagni va addirittura oltre.

Foscarini fu infatti l’artefice dell’esplosione dell’attaccante classe ’87, che con il Cittadella realizzò 22 reti nel ’09-10 prima di trasferirsi all’Atalanta. In una vecchia intervista rilasciata a TuttoAtalanta.com Foscarini parlava benissimo di Ardemagni: “Il punto forte di Matteo è la determinazione che mette ogni qualvolta scende in campo che è addirittura superiore al senso del gol, inoltre è bravissimo nell’attaccare gli spazi e nel ‘sentire’ la porta, una qualità innata in Matteo propria solo dei centravanti di razza”. Chissà che dopo aver toccato il punto più basso della sua esperienza avellinese, Ardemagni non possa risorgere sotto la guida del suo primo mentore. Ottenendo così il perdono di una piazza che si è sentita profondamente ferita dal brutto gesto di ieri.

 

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