Avellino, Novellino: “La tragedia di Astori mi ricorda quella di Renato Curi che ho vissuto”

Il tecnico dell’Avellino parla della morte del difensore biancoverde e del suo compagno di squadra a Perugia.

di Marco Costanza, @MarcoCostanza5

La scomparsa di Davide Astori, ha fatto ricordare, in questi giorni, tutti i calciatori deceduti, molti dei quali in campo, durante una partita di calcio o altri sport.  Ricordiamo le immagini recenti e scioccanti di Morosini, o Foue del Camerun, o Puerta del Siviglia, per arrivare a Del Nero o Rececconi morti per altre circostanze. Senza dimenticarci di Renato Curi e tanti altri.

Della tragedia di Renato Curi ha un ricordo indelebile il tecnico dell’Avellino, Walter Novellino. L’allenatore dei lupi, ascoltato da La Stampa, ha ricordato quella tragedia, affermando come la scomparsa di Astori,  domenica, gli abbia portato alla mente quella del compagno Renato Curi, avvenuta nel 1977. Era il 30 ottobre 1977 e si giocava Perugia-Juventus, Novellino e Curi giocavano con gli umbri. Dalla sua morte, lo stadio della città umbra sarà rinominato proprio Renato Curi, nome che ha ancora tutt’oggi.

Questo il ricordo di Novellino: “Sono momenti che ti lasciano il segno per tanto tempo. Che ti segnano. Ovvio, negli anni si va avanti, la vita continua, ora con la scomparsa di Davide Astori, quel pugno allo stomaco ricevuto nel 1977 l’ho ricevuto nuovamente. Ricordo quel 30 ottobre 1977. L’unico a rendersi conto di quello che stava accadendo fu Dino Zoff. Quando Renato si accasciò a terra e poi fu portato all’ospedale ci fu detto che era tutto sotto controllo. Era appena cominciato il secondo tempo. La partita addirittura continuò e finì 0-0, sotto un nubifragio e un campo impraticabile. Poi a fine partita sapemmo che era morto, aveva 24 anni. Dentro non avevo più nulla dopo una notizia così sconvolgente: c’era un sasso enorme nella pancia e nella testa. Quel sasso è tornato domenica con la notizia di Davide. Sono fatalità che purtroppo la vita ha in serbo per chiunque”.

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