Un campionato ostico, capace di deliziare il pubblico ogni giornata con risultati sorprendenti. La Serie B regala emozioni, ma anche lezioni. Le cui, con il passare del tempo, diventano, sempre e comunque, importanti per comprendere come comportarsi in campo con l’avanzare delle giornate. Per cercare, ovviamente, di raggiungere quegli obiettivi prefissati ad inizio stagione. L’Avellino di mister Raffaele Biancolino, al ritorno nel campionato cadetto dopo tanti anni di assenza, dopo un girone ormai andato agli archivi, qualche insegnamento dovrebbe averlo assimilato, seppur non nella pienezza. Ma, ad oggi, nonostante il bottino di punti raggiunto (25), quelle lezioni che arrivano dal campo, l’Avellino sembrerebbe non averle carpite. Perseverando, ogni qualvolta l’asticella e le relative pressioni si alzano, nei soliti errori. Dovuti, probabilmente, ad un assetto tattico, posizionale e schematico, che mai ha modificato la sua reale natura.
Avellino, i dati del campo: dove nascono i problemi?
20 giornate disputate: poche per sentenziare su quale sarà l’epilogo della stagione, ma abbastanza per comprendere quelli che sono i limiti, a tratti lampanti, di una squadra che mai è riuscita a dare continuità ai propri risultati. Il cammino dell’Avellino, iniziato con una sconfitta, meritata, contro l’attuale capolista Frosinone, è andato in crescendo, per poi riassettarsi sulla media salvezza. Ma, nonostante sia vero che l’obiettivo primario sia quello di evitare la retrocessione, in un percorso è giusto aspettarsi degli step evolutivi: per guardare al futuro con serenità ed orgoglio.
La difesa
Ciò tuttavia non sembrerebbe possibile: 33 gol subiti, peggior difesa del campionato dietro solo al Pescara ultimo in classifica. A dar maggior peso, e risalto, a questo dato preoccupante, ci pensano ulteriori statistiche:
- 1.65 gol subiti a partita;
- 3 soli clean sheet nel campionato;
- 320 tiri subiti (prima, con 16 tiri a partita), da una media di 17.1 metri di distanza.
- 93 tiri in porta subiti (4.65 a gara), terzultima della graduatoria: dato che costringe, consequenzialmente, a tante parate, con l’Avellino a quota 61 salvataggi del portiere (settima);
- percentuale di salvataggi del portiere del 68.8%, terzultimo dato della graduatoria.
L’Avellino subisce molto, ad ogni giornata, e queste statistiche dimostrano proprio come, nella fase difensiva, i lupi traballino continuamente. Non essendo solidi e andando spesso in affanno, anche a causa di disattenzioni collettive. Dovute, magari, come in occasione del gol subito da Rubino nell’ultima di campionato, a distanze sbagliate e/o ad un pressing inesistente: con una squadra che sembrerebbe non avere nelle corde (o non ricercare) l’aggressività, la quale ti rende capace di non lasciare spazi, in così tante occasioni, ai tiri degli avversari.
L’attacco
In fase offensiva, invece, sono 24 i gol fatti dalla squadra di mister Raffaele Biancolino. Un dato, questo, sicuramente in linea con la media della categoria. Ma, per giudicare nel dettaglio, e andare incontro alla richieste della “maestra” Serie B ed assimilare al meglio “l’algebra dei limiti”, bisognerebbe domandarsi quanto sia solida la produzione offensiva dell’Avellino. Allora, FBref alla mano, i dati che spuntano fuori sono questi, paragonati a tutte le squadre del campionato:
- Ultima per tiri totali, con un totale di 199 (9.95 a partita);
- Quartultima per tiri in porta, con 68 tiri nello specchio (3,4 a partita);
- 20.6 XG (gol previsti), un dato che annovera l’Avellino nelle ultime 6 della categoria.
La fase di possesso
Ciò che si può dedurre da tali dati è che, senza dubbio, il club irpino sia freddissimo a capitalizzare le occasioni da rete che gli capitino a tiro (seconda, dietro l’Empoli, per Gol/Tiri con 0.11 di conversione), ma che abbia anche delle reali complicazioni nella costruzione che porta alle occasioni da rete, o al semplice tiro. Problematiche derivanti anche da una difficoltà nella gestione del possesso, a volte troppo sterile e improntata nella costruzione dal basso. Che in caso di pressione alta, come accaduto proprio contro la Carrarese, non consente di uscirne fuori facilmente. Un limite che, a volte, inibisce anche i calciatori in campo, incapaci di andare oltre, l’ormai consueto, possesso dal fondo. Una mancanza di alternative che allarma, e non poco, proprio perché a non cercare di comprendere “l’algebra dei limiti” si rischia di essere gli ultimi della classe. Le statistiche a sostegno:
- 1413 tocchi nella propria area di rigore (prima, con 70,65 tocchi per gara);
- 4099 nel terzo difensivo (seconda, con 204,95 a match);
- 2241 nel terzo offensivo (quattordicesima, con 112,05 a partita);
- 276 tocchi nell’area avversaria (ultima, con 13,8 ad incontro).
Le conclusioni
Insomma, come accennato in precedenza, il bottino di punti racimolato fin qui è senza dubbio tale da non allarmare, con l’Avellino in linea con gli obiettivi stagionali. Ed è giusto osservare i risultati. D’altro canto, tuttavia, se si desidera avere una panoramica più ampia sulle problematiche di una squadra che nella giornata in cui è meno pimpante del solito, non riesce quasi mai ad acciuffare punti, bisogna concentrarsi anche su quello che dice il campo nei dettagli. Per analizzare “l’algebra dei limiti”, dunque, bisogna andare nello specifico, non fermandosi alla superficie, perché il vero salto di qualità lo si fa anche nell’applicazione del gioco. Poiché, com’è giusto ammettere, i reali limiti vengono esasperati dalle difficoltà e, dunque, con un calendario arcigno nell’imminenza (con Spezia, Cesena, Monza e Frosinone nelle prossime quattro giornate), forse, è meglio studiare bene i (propri) limiti per non essere rimandato in matematica dalla “maestra” Serie B.
