Biasci, il bomber che conquista l’Irpinia: perché Avellino non può più farne a meno

L'attaccante è entrato nel cuore della gente. Il motivo? Sta nel suo carattere...

Tommaso Biasci ha conquistato Avellino non solo per i suoi gol, ma perché il suo modo di essere è tremendamente vicino al fare degli irpini: il numero 14 dei lupi è uno che non si dà arie, che lavora, che si sporca le mani e poi, quando serve, tira fuori il colpo da artista. È essenzialmente questa miscela – l’insieme di mentalità operaia e fantasia – che ha fatto scattare la scintilla con il pubblico biancoverde e, più in generale, con la gente d’Irpinia.

Arrivato in estate quasi per caso, complice il ko di Favilli, in carriera Biasci non ha mai vissuto di luce propria. Ha sempre amato muoversi come la gente di queste parti: testa bassa, poche scuse, zero fronzoli. Alle parole, ha sempre preferito i fatti. La tripletta al Cesena ha reso tutti questi elementi più evidenti, ma in realtà il legame con Avellino era già nato prima, nei 7 gol messi a segno in precedenza, ma soprattutto in quelle corse a pressare e nei recuperi sulla propria trequarti che ne hanno contraddistinto il percorso in biancoverde sin dalle prime battute.

Il dato che lo rende uno dei giocatori più impattanti della Serie B – coinvolto nel 44,4% dei gol biancoverdi, meglio hanno fatto solo Coda e Pohjanpalo – è solo la parte matematica, e minima, della storia. L’altra parte, quella che non finisce nelle statistiche, è la più importante ed è quella che spiega l’origine del forte legame con la piazza avellinese. Generoso e umile, Biasci è un attaccante che sembra incarnare istintivamente cosa piace a questa gente.

Se è diventato l’idolo di Avellino, dunque, è perché, in fondo, è un po’ come questa terra: concreto, genuino, senza maschere. Uno a cui non servono proclami per farsi voler bene e per diventare protagonista. Uno a cui basta essere se stesso. E segnare, certo. Anche quello aiuta fa naturalmente la sua parte.

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