Dall’autista di Reggio al fax di Fabregas: il Nesta allenatore in 5 episodi

Cinque frasi racchiudono la visione del prossimo tecnico biancoverde

Per inquadrare il profilo di Sandro Nesta allenatore, più delle etichette contano le sue parole e alcuni episodi significativi delle ultime stagioni. Cinque frasi, pronunciate in contesti diversi, permettono di leggere il suo modo di intendere il ruolo, il rapporto con il gruppo, il calcio e il contesto in cui lavora.

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1. «Io un allenatore molle? Io odio quelli che fanno sceneggiate in campo…»

In conferenza stampa, lo scorso anno, Nesta ha respinto l’idea di essere un tecnico “molle” chiarendo il suo metodo: «Io un allenatore molle? Io odio quelli che fanno sceneggiate in campo e lo fanno solo per il pubblico e per risultare fighi. Io nella mia vita sono stato sempre il contrario di questo. Nello spogliatoio ho litigato tante volte con i giocatori, però farlo davanti alla gente solo per buttargli fumo negli occhi, è un qualcosa che non farò mai». La linea è netta: il confronto, anche quello duro, resta interno, senza il bisogno di costruire un personaggio a beneficio delle telecamere.

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2. L’autista del pullman nello spogliatoio alla Reggiana

Nella stagione 2023‑2024, alla Reggiana, Nesta ha raccontato di aver coinvolto l’autista del pullman poco prima di una gara importante. Aveva notato che l’autista, reggiano e molto legato alla squadra, era più teso ed emozionato dei giocatori. Lo fece entrare nello spogliatoio e disse: «Guardate questo qua, è più emozionato di voi. Dovete andare forte per questa gente». L’episodio mostra l’uso consapevole delle persone che ruotano attorno alla squadra per richiamare i calciatori alle responsabilità verso l’intero ambiente.

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3. «Sembra strano, ma quell’adrenalina mi fa preferire preparare una partita di Serie B al prendere il sole a Miami»

In un’intervista a Cronache di Spogliatoio, Nesta ha descritto il passaggio dal campo alla panchina e il peso del post‑carriera: «Dopo il ritiro ero andato giù di testa. La mia famiglia è stata bravissima, l’ho risolta vivendo. Mia moglie è stata una santa. Per questo ho capito che dovevo allenare. Mia moglie me lo dice spesso: “Ma chi te lo fa fare? Stai sereno a Miami”. Sì, sembra strano, ma quell’adrenalina mi fa preferire preparare una partita di Serie B al prendere il sole a Miami. Mi fa sentire vivo. Ora ci sono 30 gradi, e invece io sono qui ad aspettare una panchina in B. Il calcio non lo puoi spiegare, è questo». È una dichiarazione che colloca la scelta di allenare dentro una dimensione di necessità personale e non di semplice continuità di carriera.

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4. «Il ruolo del club è fondamentale, deve dare disciplina»

Sempre a Cronache di Spogliatoio, Nesta ha affrontato il tema della gestione dei giocatori oggi: «Il ruolo del club è fondamentale, deve dare disciplina. Chi ha personalità, oggi fa fatica a farla emergere: ce n’è sempre meno. Ora la società è più importante di prima: deve dare una disciplina. Prima, chi condizionava il gruppo e il risultato veniva preso a schiaffi. E poi il calciatore di oggi è esposto: perde una partita e, nonostante tutti dicano di “no”… va a leggere i commenti. Quando sbagli, devi saperlo dentro di te. E non andare a leggere i commenti: non ce n’è bisogno, sii onesto con te stesso». Qui emerge una visione precisa dei ruoli: struttura societaria forte e responsabilità individuale nel gestire pressione e giudizi esterni.

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5. «Mandateci un fax così vediamo»

Legends Road, parlando di stili di gioco, Nesta ha ricordato un dialogo con Cesc Fabregas dopo un Monza‑Como finito 1‑1: «Ci sono tanti tipi di calcio e quello che vince ha ragione, poi può piacere o non piacere. Oggi c’è Fabregas che fa un bel calcio. Col Monza, l’anno scorso, ci facciamo 1‑1. Lui viene da me a fine partita e mi dice: “Oh, ma in Italia voi venite uomo su uomo”. E io gli ho risposto: “Anni fa ci dicevate che facevamo il catenaccio e non andava bene, adesso non andava bene manco questo. Ditecelo voi che dobbiamo fare, mandateci un fax così vediamo”». La battuta sintetizza un punto fermo della sua visione: non esiste un solo modello di gioco corretto e l’allenatore deve scegliere soluzioni coerenti con il contesto più che inseguire etichette.

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