Speciale Terremoto – Avellino, Juary: “Piango ancora se penso a quel giorno. Lì ho capito cosa vuol dire Avellino”

Speciale Terremoto – Avellino, Juary: “Piango ancora se penso a quel giorno. Lì ho capito cosa vuol dire Avellino”

Le parole dell’indimenticabile campione brasiliano che ricorda con commozione il sisma del 23 novembre 1980

di Marco Costanza, @MarcoCostanza5

Oggi ricorre l’anniversario del terremoto del 1980. Sono trascorsi 38 anni da quel giorno infausto, che ha segnato per sempre le vite di tanta gente.

Era una domenica sera, l‘Avellino viveva i fasti della Serie A. Nel pomeriggio i lupi avevano abbandonato l’ultimo posto in classifica con una grande vittoria per 4-2 sull’Ascoli. Per i biancoverdi di Vinicio segnarono Ugolotti (doppietta) un’autorete e il folletto brasiliano Juary Santos. 

La sera, erano da poco trascorse le 19.30, tutti i tifosi erano a guardare la tv per rivedere la bella vittoria dei lupi. Quei gol però, nessuno riuscì a rivederli quella sera. Alle 19.34 la terra tremò per 90 secondi e tutto venne distrutto, venne spazzato via.

Oggi, nel ricordare quella triste giornata, abbiamo contattato un campione che quel giorno segnò contro l’Ascoli, un campione che ricorda con commozione quei giorni di tragedia. Stiamo parlando dell’attaccante brasiliano Juary.

L’ex giocatore ci ha raccontato i suoi ricordi di quei giorni difficili e come ha vissuto il disastro del terremoto del 1980.

“Parlare del 23 novembre 1980 mi vengono ancora le lacrime agli occhi. Fu una tragedia, un qualcosa che non avevo mai provato prima in vita mia. Nel pomeriggio avevamo vinto 4-2 con l’Ascoli in Serie A, fu una delle vittorie più belle dei lupi. Ricordo che quella sera ero a cena da Stefano Tacconi quando tutto iniziò a tremare. Ci rendemmo conto del disastro appena usciti di casa e soprattutto i giorni dopo, capimmo la tragedia, il numero dei morti, vedemmo le case crollate. Fu una cosa indescrivibile. Un giorno che non dimenticherò mai. Quel 23 novembre 1980 io ho capito cosa vuol dire Avellino. Non era solo una squadra, ma era un orgoglio di un popolo intero, da quel giorno ho imparato tanto da voi. A non arrendermi, a non mollare. Quel giorno nacque dentro di me un amore per quei colori che ogni giorno diventava sempre più forte. Ed oggi posso dire con orgoglio che Avellino è la città, la squadra del mio cuore. Ringrazio questa gente per tutto quello che mi ha dato in quegli anni magici. Io, quel 23 novembre 1980, ho imparato ad amare il prossimo come me stesso. Grazie Avellino per tutto. Senza di voi non sarei mai arrivato dove sono poi arrivato in carriera e nella vita”. 

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