
Quanto successo nelle ultime ore ha dell’assurdo. Quanto accaduto ad Avellino, nell’ambiente della pallacanestro irpina, non ha nulla a che vedere con i veri valori dello sport. Ed è diametralmente opposto anche a quella che è la natura del popolo avellinese, che da sempre ha cercato nell’unione il suo punto di forza. Che da tempo immemore ha fatto leva sull’aggregazione, sul rispetto e sulla capacità di tutelare chi, a causa di atteggiamenti incivili di singoli, è vittima di ingiurie. Dunque, quello che è capitato ad Antonello Nevola – giemme dell’Avellino Basket, avellinese doc, professionista e che mai ha avuto atteggiamenti al di sopra delle righe – è qualcosa da cui prendere nette distanze. Una vicenda che consequenzialmente deve portare ad un ragionamento più ampio – poiché sennò da qui non se ne esce più –, ma soprattutto ad una presa di coscienza collettiva. Perché seppur è vero che la doppia squadra cittadina possa creare una frattura a livello di tifo, ciò non può inerzialmente portare a travalicare i limiti del consentito. Non deve – nella maniera più assoluta – far instaurare un fazionismo becero, che più si sposa con il raccapriccio e l’inciviltà.
Insulti ad Antonello Nevola: cos’è successo
Nelle ultime ore sono rimbalzate per i social le immagini di commenti ingiuriosi nei confronti del giemme dell’Avellino Basket, Antonello Nevola. Turpiloqui di cattivo gusto, maliziosi e ingenerosi. Che non riproporremo per non dar veicolo a certe crudeltà. Nate poi senza alcun contesto – non che ne esista alcuno tale da giustificarle – e senza la più che minima provocazione da parte del dirigente irpino. Un obbrobrio che ha portato alla rapidissima presa di posizione della Brancata Irpina, che dinanzi al PalaDelMauro ci ha tenuto a esporre uno striscione a favore di Nevola: “Stessa città diversa civiltà: Nevola non si tocca”. Un gesto sentito a tutela di un tesserato dell’Halley Campania. Ma anche con ciò – forse – si è arrivati ad un punto in cui l’agglomerazione ha preso il sopravvento. La generalizzazione si è insidiata e non ha portato nient’altro che ulteriore fazionismo, una spaccatura sempre più insanabile. Come se il tutto fosse frutto di una diaspora di tipo religioso. Ma che di religioso non ha la benché minima sembianza. Perché – se non fosse chiaro – qui si parla di sport, si parla di Avellino. E che si tratti di Scandone o di Avellino Basket, il risultato non cambia. A maggior ragione se ad essere toccato con veemenza e mortificazione è un uomo della medesima città. Un concittadino, dunque che ha le stesse radici e che null’altro ha fatto sennonché il proprio lavoro.
La deriva del tifo: Avellino, così non va proprio
Che il mondo dei social sia – per certi tratti – legato a dinamiche tossiche ormai è chiaro. Come una pallina da ping pong, colpita prima a destra e poi a sinistra, commenti di estrema malizia colpiscono il tavolo (le vittime) con vigoria sproporzionata. Andando ad intaccare chiunque si trovi a tiro. Ma è da tempo – in questa circostanza – che l’aria si stava facendo pesante, come se la miccia accesa tra le “fazioni” opposte – le solite: Avellino Basket e Scandone Avellino – fosse ad un millimetro dall’esplosione. Come se tutti stessero aspettando l’episodio scatenante per prendere una posizione più forte. E dunque eccolo arrivato. Certo, sarebbe stato lecito se tale accadimento fosse stato legato a prestazioni sportive, e avesse portato unicamente sfottò, a qualcosa di inerente al parquet. Invece no, sfortunatamente ci si ritrova a farne i conti con avvenimenti extra-campo.
La logica, di conseguenza, dovrebbe essere chiara. Perché quando un estremo negativo viene toccato, urge urgentemente un cambio di direzione. Una presa di posizione. Una coscienza autocritica da parte di chiunque abbia alimentato – o alimenti ancora – questa spaccatura e, in virtù di ciò, un ampio passo indietro. Serve che lo sport resti sport, e che i predatori da tastiera, i faziosi cronici e iracondi, vengano gentilmente accompagnati alla porta dalle società. C’è necessità che certe figure siano allontanate da ambienti che dovrebbero portare gioia, felicità, spensieratezza e passione. Una passione che dovrebbe coinvolgere l’animo in un modo più armonioso e non rabbioso. Le rivalità esistono ed esisteranno sempre, ma bisogna saperle cogliere con il giusto spirito: perché se, poi, si giunge a ciò, perdiamo tutti. E perderemo sempre. La partita più importante.
La redazione di SportAvellino esprime piena solidarietà ad Antonello Nevola.






