Amarezza. Delusione. Scoraggiamento. Impotenza. Almeno uno di questi sentimenti sarà passato per la testa di ogni singolo spettatore che, anche stasera, ha lasciato il PalaDelMauro a testa bassa, ostaggio della sua passione. Una passione che, di domenica in domenica, si sta spegnendo piano piano, per colpa di una squadra che, ancora una volta, ha fatto di tutto per dimostrare il suo lato peggiore. Al di là dell’aspetto meramente tecnico, le ultime tre disgraziate stagioni targate Sidigas pagheranno i loro “dividendi” (parola cara ai dirigenti di Contrada Zoccolari) nei prossimi anni… ma questa è un’altra storia che affronteremo poi. Adesso ci tocca parlare dell’ennesima sconfitta casalinga (la sesta quest’anno, a fronte di 4 vittorie), che fa più male perché decisamente inaspettata, e forse per questo più che meritata.
Capo d’Orlando passa 65-75 e fa ripiombare la Scandone nel suo vortice di negatività e pessimismo dal quale, non sembra avere né intenzione, né volontà, né forza (tecnica e mentale) per uscirne. L’imbarazzante primo tempo giocato dagli uomini di Vitucci è figlio di un atteggiamento francamente inspiegabile ma, allo stesso tempo, inquietante per l’assoluta incapacità di tutti i biancoverdi di fare un qualcosa che si avvicini vagamente alla definizione di pallacanestro data da Naismith oltre un secolo fa. I numeri dei primi venti minuti (24 punti segnati con 10/40 al tiro, 7 perse e 22 di valutazione) per quanto miseri, non riescono a rappresentate appieno lo squallore visto sul parquet. Capo d’Orlando domina dal primo al ventesimo sia da un punto di vista tecnico che mentale. Griccioli é allenatore giovane e preparato e sfrutta (esattamente come fatto dalla Scandone in Coppa Italia) il suo ruolo di underdog, portando la partita su quelle che sono le debolezze di Avellino, sia strutturali che individuali.
Se in attacco l’obiettivo designato é Harper, coinvolto sistematicamente nei giochi a due (e portato a scuola in più di un’occasione da Nicevic), in difesa i paladini si rifugiano, fin dalla prima azione, in una 2-3 (per proteggere i solo 8 uomini in rotazione) contro cui i biancoverdi cozzano ripetutamente, perdendo di volta in volta in fiducia e sparacchiando a salve sia dentro che da fuori l’arco. La riprova della confusione biancoverde é evidenziata dalle rotazioni, quasi casuali, di un Vitucci all’affannosa ricerca di un quintetto che gli dia garanzie (dopo nove minuti già in 9 sul parquet).
I fischi che accompagnano i biancoverdi negli spogliatoi sul 24-35, oltre che meritati, manifestano proprio la depressione e la rabbia accumulati, non solo in questa stagione.
L’intervallo é però un toccasana per Banks e compagni che, proprio come contro Pesaro, trovano all’improvviso ritmo e fiducia. I 24 punti del primo tempo si trasformano in 26 nel solo terzo quarto (con 16 della copia Banks-Harper, fino ad allora nulli) e, finalmente, i lupi riescono a mettere la testa avanti (50-49) e, ad inizio ultimo periodo, provano anche a scappare con Hanga (anche lui più reattivo nella ripresa) sul 57-52. L’Upea però non molla, continuando con la sua partita fatta di ritmo basso, zona ordinata e voglia di vincere. Quella voglia che la Scandone ha smarrito. E non da stasera, ma da almeno 3 anni.






