La Pallacanestro Benevento si arrende, la rabbia dei tesserati

Imprenditori che non mantengono gli impegni contrattuali, la storia si ripete. Dopo aver visto scomparire la Volley Atripalda stavolta tocca alla Pallacanestro Benevento. Dopo l’interruzione della fase ad orologio dello scorso fine settimana per motivi tecnici, con successivi tre punti di penalizzazione inflitti alla compagine sannita per mancato pagamento di alcune tasse federali, ecco giungere la notizia del ritiro della suddetta compagine campana dal campionato. La prossima gara in programma per domenica prossima verrà considerata un turno di riposo. Cosi discorrendo sarà per le squadra che avrebbero dovuto affrontare i biancoblu. La Pallacanestro annovera tra i suoi tesserati due atleti Irpini Mattia Norcino e Salvatore Parlato. Atleti che hanno voluto “sfiduciare” la dirigenza con una lettera.

Testo in versione integrale della lettera a firma congiunta di Salvatore Parlato,Mattia Norcino e Adriano Marti.

Comunicato ufficiale a firma congiunta Salvatore Parlato, Mattia Norcino e Adriano Marti.

Spett.li Redazioni Sportive, con il presente comunicato intendiamo rendere pubblica la nostra posizione sulla rinuncia al campionato da parte della Pallacanestro Benevento, riportata da alcuni organi di stampa. È molto triste per noi trovarci in questa situazione, ma siamo costretti ad evidenziare come la Società abbia disatteso gli obblighi assunti nei nostri confronti e regolarmente contrattualizzati. Negli ultimi sei mesi noi tutti abbiamo raggiunto a nostre spese il palazzetto dello sport per gli allenamenti, sei giorni su sette; abbiamo disputato gare in casa e fuori casa, tutte le domeniche; abbiamo lavorato in campo e nello spogliatoio; abbiamo fatto tutto quello che ci era possibile e spesso anche di più. Perché questo è il nostro lavoro. E cosa abbiamo avuto? Nulla. Chi ha firmato i nostri contratti ha preteso dedizione, impegno, risultati. Si è dispiaciuto o arrabbiato di fronte alle sconfitte. Ci ha incitati a vincere, a impegnarci, a superare difficoltà fisiche e mentali. Ma in un aspetto ha mancato: non ha rispettato il nostro lavoro. Ognuno di noi, ogni giocatore, ha una storia personale, ha una famiglia alle spalle, ognuno ha necessità, bisogni, desideri. Non siamo solo ragazzi che si incontrano in palestra per divertirsi, siamo giocatori professionisti, o almeno semiprofessionisti, anche se ci chiamano ” dilettanti “. E per la nostra professione chiediamo rispetto! Sei mesi di allenamenti e gare senza ricevere un solo euro di rimborso sono davvero troppi. Abbiamo aspettato sei mesi, credendo in chi ci rassicurava che la situazione “prima o poi” si sarebbe risolta. Abbiamo creduto a chi ci ha promesso “Martedì avrete il rimborso”, anche se quel martedì era sempre quello successivo. Settimana dopo settimana abbiamo resistito. Senza mai mancare un allenamento. Senza mai rifiutare di giocare una partita. Senza fiatare. Nelle ultime settimane però abbiamo capito che nulla cambierà in questa situazione. E che di rinvii ce ne sarebbero stati ancora tanti. E abbiamo detto “basta”. Il 4 febbraio era l’ultima data indicata dalla Società per ricevere finalmente il primo di sei ” stipendi “. Ma l’appuntamento è andato deserto. Nessuno ci ha dato nulla. Abbiamo invece ricevuto una comunicazione del nostro Presidente che ci informava dell’imminente ritiro della squadra dal campionato. Dopo due giorni, quando ormai pensavamo di aver perso tutto, lo stesso Presidente ci ha imposto di tornare ad allenarci e di disputare la partita di campionato, pena il deferimento alla FIP. Ovviamente, senza neppure parlare della nostra situazione economica, delle nostre difficoltà, del mancato rispetto degli impegni presi nei nostri riguardi. Siamo tornati ad allenarci e abbiamo disputato la gara domenicale. Poi, in settimana, nuove proposte, con date immaginarie.Ma di soldi “veri” nulla: e la consueta richiesta di “avere un po’ di pazienza”. Ma con la pazienza non si va avanti. Con la pazienza non paghiamo la benzina, il cibo, con la pazienza non possiamo restituire alle nostre famiglie i soldi che ci stanno consentendo di vivere. Ormai la situazione era diventata insostenibile, e siamo noi i primi ad essere dispiaciuti per come si stia concludendo la nostra stagione a Benevento. Crediamo tuttavia che la passione, la voglia di stare in campo, la dedizione, la disponibilità di noi giocatori non debba essere strumentalizzata: il basket è la nostra passione ma anche il nostro lavoro.Speriamo che la nostra esperienza negativa sia un caso raro. E se non fosse così, speriamo che sempre di più si inizi a denunciare simili comportamenti. Perché un uomo che rinuncia alla sua dignità non sarà mai un buon giocatore, né dentro né fuori dal campo.

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