Sandro Abate, il Presidente: “D’accordo con Sibilia, chiudere la stagione è un dovere morale”

Sandro Abate, il Presidente: “D’accordo con Sibilia, chiudere la stagione è un dovere morale”

A tu per tu con Massimiliano Santosuosso, da pochi mesi massimo esponente della formazione avellinese militante nel campionato di Serie A

di Davide Baselice, @davidebaselice

C’è una squadra che continua ad allenarsi a casa. Che non ha smobilitato. E che ci tiene a chiudere il campionato. Per dare credibilità ad un mondo del futsal che in Italia deve ancora crescere molto per arrivare ai livelli europei. Con una Divisione Calcio a 5 dilaniata dalle ultime polemiche che hanno visto il presidente Montemurro rimettere il mandato nelle mani del Presidente della LND Cosimo Sibilia e con una elezione dei massimi vertici ad autunno. Non ci sono nomi ufficiali ma il dopo Montemurro potrebbe deciderlo con una investitura dall’alto proprio il mercoglianese Cosimo Sibilia. Che ieri ha ribadito la necessità, finita l’emergenza epocale Covid-19 che sta investendo tutto il Mondo, di chiudere i campionati sul campo.
“Ed è una linea che appoggiamo in pieno – spiega Massimiliano Santosuosso, da pochi mesi, presidente della Sandro Abate, formazione avellinese militante nel campionato di Serie A. Siamo tutti consapevoli che oggi l’Italia, l’Europa e il Mondo tutto, deve fare i conti con una emergenza epocale che ha stravolto il nostro modo di vivere, di intendere gli affetti, le amicizie. Lo stesso lavoro. Le aziende sono chiuse. C’è una emergenza sociale che va combattuta con i massimi sforzi. E al di là di questi gravi problemi che vanno affrontati, è necessario che lo sport continui a pulsare. Siamo all’interno di un movimento che stava crescendo bene, che stava avendo la giusta visibilità al di là della carenza di strutture sportive che andrà affrontata nei tavoli di governo. Ma da qualche parte bisogna pur ripartire. E d’accordo con il Presidente Sibilia che rinnoviamo il nostro appello affinchè, finita l’emergenza, si torni a giocare. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo agli investimenti che i presidenti delle squadre di futsal hanno messo in piedi. Lo dobbiamo ai tifosi e a tutti quelli che nello sport devono ritrovare il sorriso e la forza per poter tornare alla quotidianità”.
D’accordo con Lei. Ma come si riparte, soprattutto se, molte formazioni anche di Serie A, hanno lasciato andare i loro “stranieri”?
“Questo dovrà deciderlo la Divisione d’accordo con la LND. C’è tutto lo spazio e il tempo per chiudere la stagione regolare ed eventualmente i play-off. E’ un problema politico che va affrontato. Ricordo che il futsal rientra nella Lega Nazionale Dilettanti. E il Presidente Sibilia ha tutta l’esperienza politica e sportiva per trovare una giusta decisione. Non è nemmeno detto che chi è tornato al proprio Paese perchè impaurito dai numeri spaventosi che crescevano di giorno in giorno in Italia, poi ritorni. Prenda noi come esempio. Di tutti i calcettisti in rosa solo il nazionale Victor Mello è tornato in Brasile. Ma con una promessa ben precisa. Un volo di ritorno senza data già prenotato per ritornare ad Avellino quando si riprenderà ad allenarsi. Per il resto, tutta la rosa è qui. Tutti i brasiliani sono restati con le loro famiglie e continuano a vivere, da italiani e da europei, la quotidianità attenendosi scrupolosamente a quelle che sono le linee guida del Governo Italiano. Restare a casa, oggi, ed ancora è una priorità. E il mio abbraccio va a Kakà. L’unico che si è imposto di restare qui, lasciando che la moglie e i bambini tornassero in Brasile. Oggi vive isolato, a casa, lontano dai suoi cari, dimostrando di essere un grande professionista attaccato alla maglia. E mi lasci anche un pensiero per il nostro allenatore Batista. Anche lui è rimasto, da solo, con i familiari in Brasile e ha voglia di tornare sul parquet. E’ anche per questo che dobbiamo tornare a giocare. Lo dobbiamo per i nostri atleti che non hanno voluto sentire ragioni. Restiamo qui. Non fuggiamo dalle nostre responsabilità”.
E le altre squadre?
“Sappiamo che ci sono almeno 6 società che come noi, non hanno smobilitato per espressa richiesta dei propri tesserati. Per le altre, purtroppo, ci sono state molte partenze. Ma e lo dico con molto rispetto è necessario che la LND e la Divisione detti la linea. Di certo, alla ripresa, non si potrà permettere a ragazzini di girare l’Italia per andare a giocare, naturalmente a porte chiuse, con risultati che potrebbero apparire poi scontati”.
Che soluzione propone?
“Ci sono ancora 7 giornate da giocare per finire la regular season. Se giochi due volte a settimana, in tre settimane è tutto finito. Poi ci saranno i play-off. Sarà di sicuro una stagione anomala ma si potrebbe magari pensare ci giocarsi lo scudetto in una sola città, che magari ha diverse strutture, penso Roma, e far convogliare tutte lì le pretendenti per evitare lunghi spostamenti come richiedono gli spareggi scudetto. Credo che la Divisione stia vagliando anche questa ipotesi. Otto squadre che potrebbero alloggiare in 8 differenti strutture della stessa città e gare a porte chiuse ogni due giorni come imporrà il regolamento. Chi va avanti resta, chi viene eliminato torna a casa. E per fine giugno sarà assegnato il titolo rinviando all’inizio della prossima stagione le eventuali assegnazioni del titolo delle Final Four e Final Eight che si sarebbero dovute tenere la settimana scorsa”
Non crede che sarà un campionato falsato? Che senso ha continuare così?
“E’ una questione di rispetto. Lei sa che pur essendo Dilettanti, i calcettisti di Serie A ed anche di A2 hanno una famiglia? Sa che questo è il loro lavoro? In assenza di tutele legislative credo che sia doveroso tutelarli. E l’unico modo per tutelarli è terminare la stagione. Le squadre di calcio a 5 nelle massime categorie sono aziende. E come tutte le aziende bisognerà garantire loro il proseguo delle attività. Si considera il calcio a 5 uno sport. Lo è ma non è così come tutti pensano. E’ un divertimento ma per portare avanti un divertimento bisogna investire. E lei crede che il Gruppo Abate, che io da presidente mi onoro di rappresentare con il mio piccolissimo contributo, intenda mandare tutto all’aria e non finire la stagione dopo aver investito in risorse e in sogni? E’ il nostro primo anno di serie A. Solo noi sappiamo cosa significhi giocare in trasferta tutto l’anno. Allenarsi ogni giorno e fare 240 km. Spostare una carovana di professionisti che non hanno aperto bocca quando hanno saputo che non avremmo potuto giocare ad Avellino. Glielo spiega Lei a Fantecele, Kakà, Dian Luka, De Crescenzo, Bebetinho, Fabiano, Abate, Batista, Mello, Molitierno e tutti gli altri che per un qualsiasi capriccio non intendiamo più continuare il campionato. E perchè non dovrei continuarlo e o pretendere che venga portato a conclusione? Solo perchè lo sport è considerato divertimento noi dovremmo chiudere l’azienda di Futsal?
E’ una polemica la sua?
“No, per amor di Dio. Non intendo che il mio venga inteso come un messaggio spietato. Ma sono ottimista e fiducioso. La vita deve riprendere. Vogliamo tutti che i nostri bambini tornino un giorno a scuola? Vogliamo tutti tornare a prenderci un caffè al bar? A riaprire le aziende? A far ripartire l’economia? Credo di si, cioè la risposta è si. E allora anche tutto lo sport dovrà riprendere. Con le dovute precauzioni ma dovrà riprendere. Tutto qui. E’ una conseguenza.
Gli altri presidenti di A come la pensano?
“Abbiamo un gruppo dove scambiamo idee. Siamo vicini e solidali. Forse con idee diverse. Ma quello che a me interessa è il pensiero della Sandro Abate. Vogliamo tornare a sorridere, vogliamo riprendere a giocare per vincere. Ci siamo fatti una promessa nel nostro gruppo WhatsApp dove scherziamo e ci aggiorniamo con le nostre ansie, paure e riflessioni”.
Quale è la promessa?
“Che daremo tutti noi stessi, alla ripresa, per portare a casa e giocarci qualcosa di storico per Avellino, per la città, per la provincia e tutti gli avellinesi nel Mondo”.
Ma crede davvero che si chiuderà il campionato?
“Si, e ne sono fermamente convinto. Non farlo sarebbe una sconfitta per tutti, per gli organi federali in primis. Guardi, ho ascoltato con attenzione le parole del Presidente Sibilia. E ci troviamo in sintonia con il pensiero di un Presidente che rappresenta, per numeri di iscritti, la prima Federazione in Italia. Noi dobbiamo tornare in campo. E’ un obbligo. Spetterà poi al Presidente Sibilia sedersi al tavolo di Governo per correre in aiuto a tutte quelle società, come la nostra, che hanno investito anche tanto per portare avanti un discorso di costruzione di un progetto. Ed è probabile anche che in estate molte società non riusciranno ad iscriversi, probabile anche che i tornei della prossima stagione dovranno essere rimodulati nei format e nei numeri
delle iscritte. Vedremo anche chi sarà il prossimo presidente della Divisione e quali idee metterà sul tavolo. Ma dobbiamo crescere come maturità intellettuale. Altrimenti saremo sempre un piccolo movimento che pretende diritti ma non assolve a doveri. Se dobbiamo crescere, dobbiamo farlo insieme. Chiudo con una riflessione. Metteremo sul tavolo delle proposte e chiederemo ai futuri candidati alla presidenza della Divisione, di sedersi al tavolo del Ministro dello Sport e che si pretenda, con un provvedimento ad hoc, di obbligare i sindaci delle città italiane ad aprire i Palazzetti dello Sport anche al futsal. Questa storia che i Palasport debbano essere ad uso esclusivo del basket deve finire”.

E’ un attacco indiretto a Festa?
“Gianluca è un amico a cui dico che gli è mancato il coraggio e la forza, nonostante le promesse fatte, di portare un sorriso alla città prima che tutti venisse sconvolto dal Covid-19. Ma è un ragazzo intelligente. E’ nato per fare il politico e da buon politico sa che deve ascoltare tutti. Abbiamo provato in tutti i modi a convincerlo di farci giocare al DelMauro. Sappiamo già che anche per la prossima stagione saremo costretti a giocare lontano da Avellino. Ma i grandi uomini si definiscono tali quando ripensano alle decisioni sbagliate prese. Sono convinto che il nostro sindaco, finita l’emergenza, ci convocherà per trovare una soluzione comune. Lo deve alla città e alla provincia. Non lo deve alla Sandro Abate. Lo deve soprattutto a se stesso”.

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